Storia della carta di canapa

Storia della carta di canapa

Fino al 1883 il 75-90% della carta fabbricata nel mondo era prodotta con fibre di canapa. La canapa era la materia prima per i libri, le Bibbie, carte geografiche, banconote, carte valori, giornali. La Bibbia di Gutenberg (XV secolo). “Gargantua e Pantagruel” di Rabelais (XVI secolo), la Bibbia di King James (XVII secolo), gli scritti di Thomas Paine (“The Rights of Man”, “Common Sense” e “The Age of Reason” ( XVIII secolo)), le opere di Fitz Hugh Ludlow, Mark Twain, Victor Hugo, Alexandre Dumas, così come “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carrol (XIX secolo) e quasi tutte le altre opere di letteratura furono stampate su carta di canapa.

Il primo abbozzo della Dichiarazione di Indipendenza (28 giugno 1776) era scritto su carta di canapa olandese, così come anche la seconda stesura, compilata il 2 luglio e proclamata il 4 luglio 1776. Il 19 luglio 1776 il Congresso ordinò di trascrivere la Dichiarazione di Indipendenza su carta pergamena (pelle di animale privata di peli, levigata e seccata). Questo documento venne poi firmato dai deputati il 2 agosto 1776.

In tutto il mondo, il materiale con il quale allora , in epoca coloniale, veniva prodotta la carta erano le vele e le gomene scartate e vendute come roba vecchia dai proprietari delle navi, cui si aggiungevano vestiti, lenzuola, fasce, tende e stracci (da cui il termine “carta di stracci“) generalmente di canapa (ma a volte anche di lino) venduti dagli straccivendoli.
La cosiddetta “carta di stracci”, contenente fibre di canapa, è la più pregiata e resistente che sia mai stata prodotta. In condizioni ambientali appena passibili, si conserva per secoli. E’ praticamente indistruttibile.

I nostri antenati erano troppo risparmiatori per buttare via qualcosa, e così, fino alla fine del ’800, certi materiali di scarto e i vestiti vecchi venivano trasformati in carta. Fino agli anni Venti del secolo scorso molti documenti del governo degli Stati Uniti furono scritti, secondo le prescrizioni della legge, su carta di stracci contenente canapa.

Le antiche conoscenze della Cina circa la produzione della carta di canapa (I sec. a.C., quindi otto secoli prima del mondo islamico e ben dodici-quattordici secoli prima che gli europei scoprissero quest’ arte) sono generalmente considerate uno dei due principali motivi della superiorità della scienza e del sapere orientale su quelli europei, superiorità protrattasi per circa 1400 anni. La produzione di carta duratura come quella di canapa permise infatti all’ Oriente di tramandare tutte le proprie conoscenze.

Generazioni dopo generazioni poterono assimilare e accrescere questa preziosa base del sapere, verificarla, approfondirla, metterla in dubbio e svilupparla ulteriormente. Un’ altra causa del protrarsi della superiorità della scienza orientale su quella del mondo europeo per un periodo così lungo fu il fatto che la chiesa cattolica proibì al 95% della popolazione europea di imparare a leggere e a scrivere. Inoltre, per 1200 anni, il potere ecclesiastico bruciò e proibì tutti i libri stranieri e non, inclusa la Bibbia, la cui diffusione in certi periodi venne punita con la pena di morte. La massa della popolazione, il cosiddetto popolino, veniva tenuto a bada con il terrore e l’ ignoranza forzata. La diffusione del sapere era limitata allo stretto indispensabile e rigidamente controllata dal clero.

Per evitare il diffondersi della conoscenza, la gente veniva tenuta al buio e senza un pezzo di carta su cui scrivere. I metodi per la lavorazione della canapa venivano gelosamente custoditi nei chiostri e protetti come segreti. La chiesa sapeva quale potere aveva tra le mani : la carta e l’ olio per le lampade.

 

 

Fonte:
“The Emperor Wears No Clothes”, Jack Herer- 1985

Photocredit: http://www.museodellacarta.org/html/storiadellacarta.html

 

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“CANAPA”, la rivista a fascicoli per donne del 1954 (Quinta e ultima Parte)

Pubblichiamo oggi la Quinta e ultima Parte della  rivista a fascicoli per donne del 1954 dal titolo “CANAPA“,   documento storico importantissimo che noi di Bottega della Canapa  stiamo condividendo con voi!

Canapa, rivista del 1954Lo ripetiamo:  in un passato non così lontano, l’Italia è stata la seconda Nazione al mondo nella produzione di canapa. La nostra produzione era seconda solo a quella della Russia ma per la qualità della fibra, l’Italia era prima sul mercato internazionale.Questa rivista a fascicoli per donne veniva direttamente consegnata a casa in abbonamento ed era stata realizzata nel Dicembre 1954 a cura del Comitato Nazionale Propaganda Canapa che aveva sede a Milano, con lo scopo di far conoscere le virtù di questa ‘fibra nazionale vera amica della donna moderna’.

 


Si parla subito di canapa, a pag. 24 nell’articolo “Porte e finestre nella casa moderna“. Per rimediare al via-vai che necessariamente si richiede  nell’ambiente casalingo, si propongono altre soluzioni: “trasformare le vostre porte, sia ingrandendole con una cornice di legno a telaio abilmente rivestita di canapa a fiori, a righe, o a motivi geroglifici, sia rivestendole dello stesso tessuto, inserendovi pannelli e foderandoli completamente con la canapa, o applicando su un fondo chiaro di vernice festoni o altri motivi. Lo stesso sistema valga per la porticina della dispensa e degli armadi a muro, e degli altri bugigattoli della casa”.

Nell’articolo seguente, invece, viene spiegato “Come rifare la poltrona della nonna” utilizzando  tessuto di canapa: “ Scegliete un bel tessuto di canapa scozzese, vivace e nello stesso tempo sobrio come sanno essere gli scozzesi di canapa. Un buon artigiano di modeste pretese si prenderà cura di ricoprire la vostra poltrona….[…]…È un ritorno questo, che vuole reagire contro i surrogati di cattivo gusto, contro le materie sintetiche di cui è pieno il mercato: la canapa, come tutto ciò che è schietto, riconduce ai valori del bello naturale.”<

Allora, come oggi, “sfruttare lo spazio al massimo è diventato il problema assillante, soprattutto in quelle case rappresentate da un solo ambiente.” . A pag. 25 si pubblicizza così un “Paravento magico”: “Il paravento-toeletta, fornito di tutto ciò che occorre a una giovane donna moderna, foderato in canapa, con capaci sacchi dove riporre biancheria e calze, è una trovata piacevole, nella sua apparente spregiudicatezza”. A destra, un utilissimo “dizionario delle grande pulizie” dove è chiara l’efficacia nell’usare  un “cencio morbido di canapa” per pulire l’alluminio o di uno “straccio di canapa finissima impregnata di alcole con qualche goccia di olio di oliva” per la pulizia dei mobili verniciati.”

A pag. 26  e 27 si parla di partenze e valigie, di “federe fiorite di canapa” che servono a coprire divani, poltrone e letti durante le lunghe assenze da casa a  e delle resistente e “pratica borsetta di canapa: “La borsa canasta che vi presentiamo non è soltanto una civettuola sacca da spiaggia, nel vivido scozzese che unisce il color canasta al verde del classico tappeto da gioco. Chiusa da semplici anelli rivestiti di seta, e da un grosso cordone verde, la borsa ha l’aria di un grande fazzoletto ciociaro. Sfiliamo dunque i quattro anelli posti ad ogni lato: il quadrato ripiegato comincia ad aprirsi. Ma non basta. Completamente allargato, ci si rende conto della deliziosa trovata delle quattro tasche, posto su ogni rettangolo. Il tappetino da giuoco, esaurito il suo compito, tornerà a ripiegarsi in quattro e poi quattro ancora e conterrà oltre le carte,le sigarette e i giornali, gli oggetti da toeletta. Basterà infilare daccapo il cordone nei suoi anelli e la soluzione si conclude con affascinante semplicità. Si tratta di una creazione ispirata alla vita e ai passatempi da spiaggia, ma che anche in città può servire come borsa per la mattina e sempre come tappetino per la canasta.”

A pag. 28 troviamo l’articolo Quando la vita è affidata ad una corda”: non parliamo di un evento tragico, per fortuna….ma della “Messa in opera delle corde fisse al Cervino: 26-27-28 Luglio 1953”, giornate durante le quali “le guide delle Alpi piemontesi hanno rimesso in ordine le principali vie che consentono l’ascesa degli scalatori al Dente del Gigante e al Cervino. La scalata del Dente del Gigante, che sovrasta l’immane distesa ghiacciata del massiccio più alto d’Europa, costituì al finire del secolo scorso l’audace impresa dei fratelli Sella, il cui nome fu pronunciato con ammirata venerazione da quanti conoscevano l’asperità della discesa: pareti lisce di granito – le placchi – quasi del tutto verticali, avevano vietato, prima dell’impresa dei Sella, il passo agli escursionisti di tutta Europa.

Con lo svilupparsi della passione per l’alpinismo si rese opportuno agevolare la scalata del Dente agli alpinisti – già provetti del resto che vi cimentavano: enormi chiodi furono infissi nel granito e corde di canapa di quattro centimetri di diametro fissate alle pareti nei punti più scabrosi. […]. Ma, dopo tanti anni, il vento e i geli avevano logorato le corde; sul Cervino, dove pure la via italiana era stata munita di corde e chiodi, si verificò nel 1951 una atroce disgrazia. La «grande corde» sotto il Pic Tyndall si spezzò: la guida svizzera Furrer cadde nel vuoto e morì; la signora che lo seguiva in cordata fu essa pure travolta, ferita e salvata soltanto il giorno dopo dalle guide di Valtournanche.

Lo scorso anno il CAI ha deliberato molto opportunamente di procedere alla sostituzione delle corde, sia sul Dente del Gigante che sul Cervino.” L’impresa è stata documentata con due documentari e il “Consorzio Nazionale Canapa aveva inviato in dono i grossi cavi necessari, costruiti appositamente”.

Dalla montagna al mare…a pag. 29 si parla di vita sotto gli ombrelloni: “allineate sui bordi dell’arenile, riparo ai raggi cocenti del sole, queste enormi corolle di canapa, queste larghe tende azzurre e scarlatte, hanno creato nel loro cerchio di ombre piccoli salotti dotati di ogni conforto. Sdraio e poltrone ultimo modello, sacche per i libri o il lavoro, astucci e tappeti per le carte, tovagliette per la merenda, materassini pieghevoli, borse trasformabili…la canapa è stata sempre presente con l’allegra fantasmagoria dei suoi colori.

Ancor meglio nelle cabine simili a minuscole abitazioni, foderate di tela, con brande pieghevoli e modernissime amache, cuscini e stuoie, tende e tappeti, la utilità del nostro tessuto è entrata in ogni felice combinazione (degna di menzione, ad esempio, la borsa ultimo modello che può trasformarsi in «ombrello-cabina», la serie vivace degli accessori di abbigliamento, dai sandali agli ‘shorts’, che pongono vivaci macchie policrome sulle nostre spiagge assolate…).

Entrata da padrona nelle ville, sparse tra pinete, arenili e scogliere, lungo le meravigliose coste della penisola…ecco, sia nelle verdi insenature del Circeo che lungo le gradinate rocciose di Positano, la canapa abbigliare le civettuole abitazioni estive. Hanno esse tende di refe alle finestre, cuscini e tappeti di canapa sulle piastrelle di maiolica lucente. Hanno letti, poltrone, armadi foderati con gli stampati ricchi di stelle e d’ippocampi, di ancore e vele, stilizzati nei vecchi motivi e raffinati dai moderni disegnatori. Tessuti che creano un ambiente, incitano alla gaiezza e al benessere, danno freschezza e riposo e difendono e salvano dal caldo e dalla polvere. Case che hanno una o mille fisionomie ma rispondono sempre con il buon senso del loro arredo alla necessità di un comfort che la canapa cura in tutti i particolari.

Chiude la pagina una poesia di Luciano Folgore Il vento e la vela“:

Il vento se la prende con la Vela/ l’investe furibondo e la maltratta,/la vorrebbe stracciare, ma la tela/ resiste all’urto solida e compatta/e il Vento stanco con la voce anela/ le chiede alfine: – Ma di che sei fatta?/ La Vela dondolandosi beata,/ risponde: – Vento non t’arrabbiare!/ con la canapa io venni fabbricata/ e una vela di canapa in alto mare, / come hai già visto e come ancor vedrai,/ si gonfia sempre e non si straccia mai.

Alla pagina seguente si continua a parlare di canapa per “corde, spaghi, reti e copertoni: molti di questi manufatti sono di uso corrente,e, per molte industrie, indispensabili“.

L’impiego della tela di canapa  per Involucri (sacchi, bisacce, tele) offre i seguenti vantaggi:

“1- Resistenza (ai fenomeni atmosferici, resistenza allo strappo, allo sforzo, alle abrasioni, quindi massima resistenza nel tempo e possibilità di continuo impiego, anche perché a differenza di altre fibre è perfettamente lavabile)

2- Adattabilità (immediato adattamento dell’involucro ad un imballaggio idoneo per ciascun prodotto)

3- Trasportabilità (facilità di trasporto con qualsiasi mezzo)

4- Maneggiabilità (è sufficiente ad esempio formare due ‘orecchi’ alla chiusura superiore del sacco e si ha una gratuita maniglia per il trasporto a mano)

5- Recupero (la qualità intrinseca della canapa di durare nel tempo, il minimo peso, il poco ingombro di volume e quindi di immagazzinaggio, rendono agevole e conveniente il recupero).”

Mezzi per imballare: refi, spaghi, corde

“Il maggior costo rispetto alle altre fibre è ben compensato da:

1- possibilità di ricupero e di reimpiego;

2- dalla insostituibile resistenza;

3- dalla scorrevolezza e quindi maneggiabilità di uso e velocità di lavorazione. Rispetto alle corde e reggette metalliche la canapa ha il grande vantaggio di eliminare attrezzature a mano d’opera specializzata e quindi l’alto costo; ha il pregio di una maggiore elasticità  e di una assoluta sicurezza igienica perchè non ha l’inconveniente dell’ossidazione degli imballi metallici.

Protezione per tutti i tipi di imballo: copertoni catramati, corde stivaggio, ecc…

“In questo settore la canapa è insuperata per le sue doti di resistenza agli agenti atmosferici e per la qualità della protezione che viene preferita sia nei trasporti ferroviari sia in quelli automobilistici e marittimi. La tabella a fianco vuole offrire un quadro razionale se non completo dell’impiego della canapa nell’imballaggio, impiego che potrebbe essere ulteriormente potenziato, non dimenticando che la canapa è tra i nostri pochi prodotti il cui ciclo di produzione e di lavorazione è tutto italiano e che è ‘lavoro’ per agricoltori, operai, artigiani ed industrie nazionali.”

A destra una tabella con i prodotti realizzati in questo settore con la canapa, il loro impiego e i loro requisiti.

Chiude la rivista un articolo di ‘riassunto’: Spendete bene i vostri soldi!”

“Dalla lettura di questa rivista Le saranno certamente risultati chiari, gentile lettrice, gli eccezionali requisiti della canapa: economia, praticità, eleganza.

Ogni pagina, ogni articolo della rivista sono stati redatti allo scopo di suggerirLe il sistema che Le permetterà di sempre meglio valorizzare la canapa: Lei ha infatti visto come la canapa si presti ad assumere – e sempre in maniera meravigliosamente efficiente – i ruoli più diversi. Ha visto la canapa farsi regina in camera da letto (lenzuola, tralicci); ancella in cucina e in bagno (strofinacci, asciugamani); alleata in salotto (tendaggi, poltrone); compagna in villeggiatura (ombrelloni, tende da campeggio). Tutto bene, dunque, ma…

…C’è sempre un ‘ma’! Come tutti i prodotti che hanno un ‘vero’ valore, anche la ‘vera’ canapa ha i suoi imitatori e falsificatori! È appunto per salvaguardarLa da tali mistificazioni, che il Centro Difesa Canapa ha stabilito di dare alla ‘vera’ canapa il suo marchio.

Oggi, dunque, Signora, Lei potrà acquistare in tutta tranquillità la canapa, il meraviglioso tessuto ‘che vive per due generazioni’. Per essere sicura di fare un ottimo acquisto, Le basterà semplicemente controllare che il tessuto, di pura canapa o di misto canapa, sia dotato del Marchio degli Elefanti – per la ‘pura canapa’ o per il ‘misto canapa’ – marchio che Ella vede appunto riprodotto, nelle sue due versioni, nella pagina seguente.

È questa la garanzia di autenticità che tutela finalmente il Suo interesse di consumatrice!”

In tutti gli ambienti della casa e ovunque la canapa porta il suo sorriso dei campi dov’è nata. In tutti i suoi usi più diversi vi offre preziosi vantaggi anche quando forse voi non ve ne accorgete.

Per la camera dal letto

In un bel letto, tutto è di canapa: lenzuola resistentissime, fresche d’estate, calde d’inverno; moderne sopracoperte dai colori vivi e inalterabili; tralicci per materasso che sfidano il tempo.

Per la tavola

La tovaglia di canapa è oggi particolarmente raccomandata dalla moda e non solo per le tavole d’estate, in campagna e in giardino, ma anche per un pranzo in città. Oggi vi sono tovaglie e tovaglioli di canapa elegantissimi e pratici

Per il bagno

Data la particolare struttura della sua fibra, la canapa asciuga meravigliosamente ed è quindi tessuto ottimo per asciugamani di tutti i tipi, per bimbi e per adulti, di grande e di piccolo formato.

Per l’ambientazione

In citta, in campagna, al mare, dovunque sia una casa, la tecnica nuova dell’arredamento chiama la canapa per ricoprire mobili e pareti, per dare agli ambienti una nota di colore e la comodità di un tessuto fresco, pratico, economico.

Per il mare

La canapa vi offre i suoi ombrelloni, le sue tende, le sue capaci borse, i suoi cuscini, i tappeti di fibra multicolore ed i vari accessori dell’abbigliamento, dagli ‘shorts’ ai sandali.

Per la montagna

Conferma la sua utilità, sia per alpinisti, ai quali fornisce corde, sacchi, scarpe da roccia, tende, sia per chi ama il riposo nei grandi ‘solarium’ alberghieri e nei verdi prati montani, fornendo loro amache, sdraio, ombrelloni, ecc…

 

Termina così il nostro lungo viaggio allo scoperta di questa meravigliosa rivista, utile a capire l’uso, l’utilità, la versatilità, l’importanza a livello industriale della fibra di canapa: gli autori della pubblicazione e i lettori non sapevano che, nel giro di qualche anno, la produzione della canapa sarebbe terminata per motivi sicuramente lontani e ingiusti rispetto alle sue mille proprietà.

Noi di “Trame di Canapa” e quindi di “Bottega della Canapa” sentiamo il bisogno e  l’onore di condividere con voi questo documento storico di inestimabile valore nell’attesa e nella speranza che la canapa riprenda, nel Mondo e in soprattutto in Italia, quella posizione che le è dovuta nel mercato internazionale e nella vita di ognuno di noi.

Non possiamo che augurarci che questi nostri post siamo diffusi il più possibile! Grazie a tutti

Lo staff

 

 

 

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Energia dalla biomassa con la canapa

Energia dalla biomassa con la canapa
All’ inizio del XX secolo Henry Ford e altri uomini lungimiranti (così come i loro eredi spirituali di oggi) giunsero all’ importante “scoperta” che oltre al 90% dei combustibili fossili utilizzati nel mondo (carbone, petrolio, nafta, etc.) avrebbe potuto essere sostituito da materiale biologico come lo stelo del frumento, la canapa, la carta straccia eccetera.

La biomassa può essere trasformata in metano, metanolo o benzina con una spesa infinitesima rispetto agli attuali costi del petrolio, del carbone e dell’ energia nucleare, soprattutto se si considera il prezzo dell’ inquinamento ambientale.

Il suo utilizzo porrebbe fine alle piogge acide e alle piogge sulfuree, inoltre l’ effetto serra registrerebbe subito un’ inversione di tendenza. Ciò può essere ottenuto coltivando la canapa come biomassa e trasformandola, attraverso pirolisi (scissione termica) o compostaggio biochimico, in un combustibile che, come produttore di energia, sarebbe in grado di sostituire i combustibili fossili.

Incredibilmente la canapa, considerando le condizioni del terreno e del clima a livello mondiale, è dalle quattro alle cinquanta volte più ricca di biomassa/cellulosa rinnovabile, rispetto ai suoi più immediati concorrenti (gli steli del grano, la canna da zucchero,il gombo, gli alberi, etc.)

Leggi anche “Canapa come fonte di energia rinnovabile: biomassa, etanolo, biodiesel

 

Fonte:
“The Emperor Wears No Clothes”, Jack Herer- 1985

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Canapa, navi e marinai

Canapa navi e marinai.

Il 90% di tutte le vele delle navi fin dall’ epoca dei Fenici era in canapa, e lo è stato anche più tardi, dal V secolo a.C. fino a molto tempo dopo l’ invenzione e la commercializzazione delle barche a vapore.

La parola “Canvas“(  da vele) è la proncia olandese (derivata dal latino attraverso il francese) della parola greca “kannabis“. I greci ellenici dell’area mediterranea derivarono questa parola dal persiano, o da altre lingue nordsemitiche ancora più antiche (Quanuba, Kanabos, Cana, Kanah) che nel frattempo sono state ricondotte a un primo periodo, di recente scoperta, del ceppo liguistico indoeuropeo-semitico (circa 6000 anni fa) dei sumeri e degli accadi. La parola protosumerica-babilonese K(a)N(a)B(a) o Q(a)N(a)B(a) è una delle più antiche radici ancora esistenti. (KN significa canna e B indica due canne palustri o due sessi).

Ancora oggi dallo stelo della pianta della canapa si ricavavano oltre alle vele, anche le gomene per l’ ancora, le reti di caricamento e quelle da pesca, le bandiere, le sartie, nonché la stoppa per il calafataggio (il materiale sigillante resistente all’ acqua salata utilizzato per rendere stagne delle assi non perfettamente combacianti oppure ancora verdi).

Dal XVI al XIX secolo una nave da carico, una vedetta, una baleniera o una nave da guerra di media grandezza erano attrezzate con 50-100 tonnellate di canapa, senza dimenticare le vele, le reti, etc.; l’ intera attrezzatura doveva essere rinnovata ogni uno-due anni, perché veniva corrosa dal sale.

Persino i vestiti dei marinai, fino alle cuciture delle suole in corda e talvolta anche le scarpe in tela erano di canapa. Anche le carte di navigazione, i giornali di bordo e le Bibbie erano fatti con carta contenente fibre di canapa nell’ Europa occidentale e in America dall’ epoca di Colombo fino all’ inizio del XIX secolo e in Cina a partire dal I secolo d.C.

La carta di canapa si conserva dalle 50 alle 100 volte più a lungo della maggior parte di quelle derivate dal papiro, inoltre era più facile e meno costosa da produrre.

 

Fonte:
“The Emperor Wears No Clothes”, Jack Herer- 1985

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La fibra di Canapa

La fibra di Canapa è la più resistente e robusta fibra del Regno Vegetale. L’ utilizzo spazia dai filati per la tessitura degli abiti ai vari cordami utilizzati nel campo navale.La canapa è più morbida, calda e impermeabile del cotone nonché di gran lunga più resistente agli strappi e  si conserva molto più a lungo.

Theodor von Hörmann (1840–1895) - Hanfeinlegen

Inoltre l’ interno legnoso della pianta presenta un alto contenuto di cellulosa superiore a quello del legname. Un esempio: a parità di superficie produce in tre mesi circa 4 volte la quantità di biomassa di un bosco in un anno.
Grazie alla sua robustezza ed alla capacità di adattamento la canapa oggi è presente ovunque dall’ Europa all’ Australia e dall’ Asia all’ America.
E’ una risorsa naturale preziosa per la tutela dell’ ambiente, che oggi può soddisfare concretamente il fabbisogno di un pianeta sovrappopolato e iper consumista riducendo notevolmente l’ inquinamento e lo sfruttamento ambientale.

Fino agli anni Venti,  l’80% dei prodotti tessili e delle stoffe per vestiti, tende da campo, tappeti, tende, coperte, asciugamani, fasce, etc. erano in fibra di canapa.


Per secoli , se non addirittura per millenni (fino alla prima metà del secolo scorso), con la canapa l’ Irlanda confezionava i lini più pregiati e l’ Italia i tessuti per vestiti più belli del mondo.

I carri dei coloni che migravano all’ ovest (Kentucky, Indiana, Illinois, Oregon e California) erano coperti da spessi teloni tessuti in canapa, e le navi che circumnavigarono Capo Horn fino a San Francisco erano equipaggiate con vele e gomene di canapa.


I famosi pantaloni Levi’s dei cercatori d’ oro, quelli originali  e resistenti, diventati famosi come i California 49ers, erano confezionati in tessuto di canapa e forniti di ribattini. In questo modo le tasche non si rompevano quando venivano riempite di oro lavato.

I nostri nonni hanno conosciuto la canapa da bambini, oggi i nostri figli non sanno cosa sia questa pianta meravigliosa.

 

 

 

Photocredit: www.wikipedia.it

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Tabacco e Canapa : Il paragone di Thomas Jefferson

Tabacco e Canapa : Il paragone di Thomas Jefferson

Thomas Jefferson – terzo presidente degli Stati Uniti d’America, considerato uno dei padri fondatori della nazione – si impegnò a lungo sulla questione della canapa. Egli introdusse illegalmente in America preziosi semi di canapa e costruì una nuova gramola (macchina per la separazione delle fibre).

Il 16 marzo 1791 annotò : “La coltivazione del tabacco è dannosa. Questa pianta esaurisce completamente lo strato attivo del terreno. Essa ha bisogno di molto concime, che viene poi a mancare ad altre colture. Non è utilizzabile come alimento per il bestiame, e quindi il concime utilizzato va perso“.

Non è ragionevole coltivare tabacco”.


Anche se la migliore canapa e il migliore tabacco crescono sullo stesso tipo di terreno, la prima è necessaria al commercio e alla navigazione, in altre parole al benessere e alla protezione del paese, il secondo, invece, non è utile, anzi addirittura dannoso. Il suo valore dipende dal semplice piacere e dalle imposte a cui è soggetto“.

Dal paragone si può subito decidere quale tra i due prodotti sia da preferire : è vero che la canapa, prima di essere lavorata, necessita di più lavoro rispetto al tabacco ma essa offre materie prime per ogni tipo di industria e può costituire un valido sostentamento per un considerevole numero di persone. Per questo in un paese molto popolato si deve scegliere la canapa”.

L’ America oggi importa la canapa e continuerà a farlo, e lo stesso discorso vale per i diversi articoli derivati dalla canapa, corde, tele per  vele, tessuti di fustagno e calze“.

 

Fonte: Canapa - JACK HERER, MATHIAS BRÖCKERS, Parole di Cotone Edizioni, 1999

Photocredit: http://davidkretzmann.com

 

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Carta di canapa, ecologica e riciclabile…perché usarla?

Ogni tonnellata di carta di canapa può salvare 12 alberi adulti.

La Bibbia in canapa di Gutenberg

La Bibbia in canapa di Gutenberg

La carta migliore e più resistente oggi si ottiene dalla fibra delle piante, non dalla polpa, e spesso è fatta con la canapa.
A ben vedere, lo era fin dai tempi più antichi, come rivelano reperti storici cinesi risalenti almeno all’ 87 a.C.; così è stato pressoché dappertutto fino alla metà dell’ Ottocento.

Dopo la guerra civile americana, tuttavia, venne messo a punto il processo per ottenere varie gradazioni di carta tramite la polpa legnosa degli alberi, allora assai copiosi, e dall’ inizio del XX secolo se ne servirono tutti i quotidiani e gran parte dei libri e dei periodici made in USA.

Salvo poi scoprire che “gli alberi delle nostre foreste vengono tagliati ad un ritmo tre volte superiore alla loro crescita… è consigliabile studiare altri materiali organici con cui ottenere la carta prima di trovarci di fronte a una situazione davvero critica“, come si legge nel Bulletin 404 emanato nel 1919 dal Ministero dell’ Agricoltura statunitense. Il rapporto faceva anche notare come, a fronte dei 20 anni necessari alla crescita di un albero, la pianta di canapa maturasse in una sola stagione, fornendo per ogni ettaro coltivato a canapa otto volte la quantità di polpa legnosa ricavabile dagli alberi presenti su un ettaro di foresta.

Nel 1930 il Paper Trade Journal pubblicò un sondaggio sui procedimenti tecnici della carta, citando decine di studi che documentavano i vantaggi strutturali dell’ impiego di canapa rispetto alla polpa legnosa. Ovviamente fu tutto inutile: è alla politica antiproibizionista sulla cannabis che va imputata (ben più che parzialmente) la distruzione del 70% delle foreste, anche se recentemente si assiste a un rapido dietro-front in paesi quali Australia, Canada e perfino Tanzania, dove nel 1992 ha preso avvio un progetto-pilota per la produzione di carta dalla canapa.

Quest’ ultima è ideale per la produzione cartaria perché, oltre a un 15-20% di materiale fibroso, è costituita di polpa legnosa per circa l’ 80% (a sua volta composta per l’ 85% di cellulosa), comprensivo di circa un 4% di collante organico detto lignina. Nella polpa degli alberi, invece troviamo soltanto il 20% di lignina e circa il 60% di cellulosa. Tuttavia, oggi il 93% dell’ industria cartaria mondiale utilizza gli alberi (e appena il 29% della carta è poi riciclata), con il restante 7% coperto da residuati vegetali vari.

Si è calcolato che ogni tonnellata di carta ottenuta con la canapa possa salvare 12 alberi adulti. Senza contare che questa è più resistente e duratura, può essere riciclata fino a sette volte senza perdere di qualità (tre volte è il massimo per la carta comune), può essere lavorata con i macchinari attualmente disponibili e senza l’ impiego di decoloranti, solfuri o altri prodotti chimici comunemente impiegati oggi.
Appaiono quindi evidenti i molti vantaggi derivati dall’ uso della pianta di canapa per la produzione cartaria:
- più alberi salvati significa più ossigeno nell’ aria (grazie alla fotosintesi) e maggior forza nel terreno (le radici) contro inondazioni e altri disastri naturali;
- drastica riduzione dell’ inquinamento dovuto ai residui tossici prodotti durante le lavorazioni delle correnti manifatture;
- risparmio finanziario complessivo e rinvigorimento dell’ economia locale, visto che l’ intero ciclo  può essere facilmente attuato a livello regionale pressoché ovunque, dalla coltivazione della pianta al prodotto finito;
- maggior durata dei libri e delle pubblicazioni stampate, garantita dall’ elevata robustezza della carta di canapa, che dura secoli contro i 25-80 anni di quella ricavata dagli alberi. E con la canapa si possono ottenere carte di ottima qualità anche tramite semplici procedimenti casalinghi e su bassa scala, simili a quelli per fare cartapesta con i vecchi giornali;
- esistono in commercio degli apposti kit per papermaking, diffusi anche da organizzazioni ecologiste quali Greenpeace o Friends of the Earth.

Da segnalare infine come negli ultimi tempi tutto ciò cominci a essere compreso e applicato qua e là un pò in tutti i paesi europei (Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra e anche all’ Est) oltre che in Australia e in Cina, leader mondiale del settore con oltre 5000 cartiere dedicate per il 75% alla produzione di carta non legnosa, circa la metà del fabbisogno globale. Il vero problema riguarda ancora una volta gli Stati Uniti dove, nonostante i casi sparsi soprattutto nelle zone rurali del sud, anche la coltivazione di canapa industriale è tuttora vietata dalle leggi federali.

Carta di canapa - dichiarazione di Indipendenza

Carta di canapa - dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti

Fonte: Cannabis di Bernardo Parrella  - Stampa Alternativa
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La Canapa nel Medioevo

La Canapa nel Medioevo

Durante l’ alto Medioevo comincia a usarsi il filo di canapa per la tessitura, effettuata in maniera simile a quella del lino. Con i ritrovamenti di semi di canapa risalenti al periodo tra il X e il XIII secolo, sappiamo che questa era presente in Europa orientale e centrale, in Inghilterra e in Norvegia. Nella nave-tomba della regina Oseberg (Norvegia, periodo vichingo), tra le offerte funebri, erano presenti i semi di canapa, come pure i tessuti di canapa.

Hildegard von Bingen (XI secolo) citava i semi di canapa come potenti antidolorifici. Peter Schoofer, nel suo erbario del 1485, indicava la canapa in caso di flatulenza, nella idropisia, nei dolori della zona anale e come cerotto per ulcere ed eruzioni cutanee. Lenitivo del dolore delle ferite, un decotto delle sue radici e semi, mescolato con olio di rosa, veniva utilizzato per il trattamento dell’ erisipela, un’ infezione della pelle. I vapori calmavano il mal di testa.

Nel XV secolo, in Inghilterra, venivano prescritte delle emulsioni di olio di canapa cotto nel latte, per curare le malattie sessuali, l’ incontinenza e la tosse. Più di un secolo dopo, Nicholas Culpeper (1616-1654) scriveva che una emulsione oppure un decotto di semi alleviava il dolore nelle coliche e fermava le emorragie dalla bocca e dal naso.

Nel 1640, John Parkinson, il medico del re inglese, citava erboristi di epoche precedenti e aggiungeva nuove indicazioni a quelle ereditate dal passato: secondo lui il seme sarebbe stato utile “cotto nel latte contro la tosse secca e calda”. Una ulteriore indicazione riguardava l’ epatite, soprattutto all’ inizio della malattia, quando è ancora accompagnata dai tremorio freddi (…). Calma le coliche, equilibra i succhi negli intestini (…), viene considerata molto utile per uccidere i vermi nell’ uomo e nell’ animale, anche i vermi nelle orecchie (…) oppure per estrarre qualche altro parassita che si è insediato nel corpo (…). Allevia il dolore della gotta, i tumori oppure i nodi delle articolazioni, la contrazione dei tendini e i doloro ai fianchi. Se il succo fresco viene mescolato con un pò di olio o di burro è efficace per curare le parti del corpo bruciate dal fuoco.

Anche sul finire del XVIII secolo, riguardo all’ uso della canapa, si trovano rimandi ai classici dell’ antichità come Galeno, Dioscuride e Plinio.

 

FONTE: Franjo Grotenhermer e Renate HuppertzJanet E.
LA CANAPA COME MEDICINA
Leoncavallo Libri, 1999, Milano, L.18.000

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La Canapa nel mondo Greco e Romano

La canapa nel Mondo Greco e Romano
Sorprendentemente, i romani e i greci sembrano non conoscere le numerose indicazioni della cannabis. Erano comunque usati esternamente il succo della pianta, la poltiglia di semi e il decotto della radice.

Ci è invece giunta testimonianza del fatto che i traci, popolazione di cultura ellenistica stanziata nella penisola balcanica, sfruttava gli effetti del THC; secondo il filosofo e storico greco Plutarco, vissuto tra il I e il II secolo, dopo i pasti, i traci gettavano nel fuoco le parti superiori di una pianta che sembrava origano, si inebriavano con il fumo inalato e alla fine si addormentavano.

Agli inizi del I secolo, la cannabis per uso medico venne introdotta a Roma. Plinio il Vecchio, morto nel 79, scriveva che il succo della pianta della canapa aveva l’ effetto di scacciare “i vermi e tutte le altre creature dalle orecchie”, e che “le radici cotte in acqua alleviano i crampi dei legamenti, la gotta e i dolori acuti. Va spalmata grezza sulle ustioni e deve anche essere cambiata prima che si secchi”.

Una indicazione simile si trova negli scritti di un contemporaneo di Plinio, Dioscuride, scienziato e medico greco che visse per di più in Italia. Nel suo De materia medica descrisse seicento piante, tra le quali la cannabis, e le relative indicazioni terapeutiche. In Europa, questo testo è stato fondamentale per millecinquecento anni.

Galeno (129-199), uno dei più importanti medici dell’ epoca antica, indicava i semi di canapa come rimedio contro i dolori da otite.
Fino alla fine del Medioevo, non vi furono progressi medici di rilievo e la maggior parte degli erbari erano trascrizioni dei testi antichi. Ritroviamo invece la canapa citata nel capitolare di Carlo Magno risalente all’ anno 800.

FONTE: Franjo Grotenhermer e Renate HuppertzJanet E.
LA CANAPA COME MEDICINA
Leoncavallo Libri, 1999, Milano, L.18.000

 

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“CANAPA”, la rivista a fascicoli per donne del 1954 (Quarta Parte)

Ed eccoci con la Quarta Parte della  rivista a fascicoli per donne del 1954 dal titolo “CANAPA“,   documento storico importantissimo che noi di Bottega della Canapa  stiamo condividendo con voi!Come già detto per i post precedenti in cui abbiamo pubblicato la Prima Parte, la Seconda Parte e la Terza Parte potete sfogliare la rivista direttamente online e analizzeremo insieme il contenuto e le immagini. La prossima settimana pubblicheremo la Quinta e Ultima Parte.

Canapa, rivista del 1954Lo ripetiamo:  in un passato non così lontano, l’Italia è stata la seconda Nazione al mondo nella produzione di canapa. La nostra produzione era seconda solo a quella della Russia ma per la qualità della fibra, l’Italia era prima sul mercato internazionale.Questa rivista a fascicoli per donne veniva direttamente consegnata a casa in abbonamento ed era stata realizzata nel Dicembre 1954 a cura del Comitato Nazionale Propaganda Canapa che aveva sede a Milano, con lo scopo di far conoscere le virtù di questa ‘fibra nazionale vera amica della donna moderna’.

Leggiamola insieme: potete sfogliare online la rivista e leggere il contenuto che abbiamo riportato e analizzato più in basso per una maggiore comprensione.

 

 

Questa Quarta parte della rivista per donne si apre con un articolo a pag. 18 intitolato “Enciclopedia del Matrimonio”, che possiamo considerare più che altro interessante da un punto di visto storico per capire come si è evoluto il matrimonio religioso e civile nella nostra società negli ultimi 60 anni: oltre ad elencare documenti e formalità della celebrazione, i requisiti necessari, è evidente come il ruolo del marito fosse ancora preponderante rispetto a quello della donna e vengono elencati 3 articoli del Codice Civile in cui si sottolinea i doveri di fedeltà, assistenza e coabitazione. Curiosità: tra gli impedimenti dirimenti (la cui presenza dà luogo alla nullità del matrimonio) vi era ancora l’impotenza. Termina la pagina un riquadro dedicato ai confetti.

Nella pagina seguente, a pag. 19,  si parla del “Ricevimento” e del “Corredo”.  Quest’ultima parte è interessante per noi poiché nell’elenco dei capi per il corredo della casa spiccano quelli realizzati con la canapa, a rilevare quanto familiare fosse questa incredibile fibra: si parla di ‘sopracoperte in canapa, foderate, da accompagnare alle poltroncine’ , ‘lenzuola di canapa, ricamate o no, leggere o pesanti’, ‘federe di canapa’, per la camera da letto,  ‘lenzuola per il bagno di canapa spessa e morbida, ‘asciugamani di canapa per la stanza da bagno,  ‘servizi da tavola di bisso di canapa ricamata’, ‘tovaglie di canapa a bei colori vivaci per uso comune’, ‘tovagliette da tè di canapa ricamata’, copricarrello e coprivassoi di canapa colorata’,  per la stanza da pranzo, ‘asciugapiatti e strofinacci di canapa’, ‘grembiali da cucina di canapa rigata o quadrettata’ per la cucina.

A pag. 20 si parla della sposa e de “Il suo corredo”,  a sinistra una foto d’epoca di una sposina: “Per ogni donna veramente donna prepararsi il corredo non è fare una serie di acquisti, più o meno avveduti e fortunati; ma vivere un periodo preparatorio in sé caro e felice, della vita coniugale: gettare le basi di un lungo e confortevole benessere: godersi la fase iniziale, ancora vaga e perciò più radiosa, della vita domestica. E, dopo, a lungo, per anni e per decenni, se il corredo è fatto assennatamente, e dura, l’ armadio della biancheria darà alla donna – ormai moglie, ormai madre – alla padrona di casa, sia pure di una casa modesta, un senso di sicurezza e d’orgoglio, e le offrirà un confortevole panorama che può essere anche estetico, e perfino artistico: legata da nastri azzurri e rosa, la roba ancora nuova; in u altro compartimento la roba d’uso, che odora di spigo, o di bucato, se è stirata di fresco.

Tinte chiare, tenui, tra le quali non manca qua e là lo squillo di un colore più acceso:  il verde vivo di un asciugamano da bagno, l’azzurro cobalto d’una tovaglia di stile rustico…E, come fondo a questa sinfonia di colori, prevale, sempre più bello, più bello di tutti, casto e solenne, nitido e festoso: il bianco. Non è vero che questo senso della casa, questo gentile attaccamento femminile al modesto e ricco patrimonio familiare si siano oggi perduti.

Bensì la vita è più difficile, la roba assai più cara, e perciò necessaria una maggior cautela e avvedutezza negli acquisti per il suo corredo nuziale. Per questo non possiamo fare a meno di salutare con gioia il ritorno della canapa nel corredo, riportata in auge dalla moda e dalla saggezza: poiché nessun tessuto potrà mai gareggiare con la canapa in quello che è il suo maggior pregio: la resistenza. Sfida i bucati più energici, non conosce rammendo e supera i decenni…Dura un secolo!

Accompagnano l’articolo 4 immagini indicative dell’impiego del tessuto di canapa per il corredo della sposa, in cui vengono mostrate “Lenzuola, candide, odorose, orlate a giorno e a smerlo, ripiegate in pile solenni che indicheranno nell’armadio della sposina il primo capoverso della sua salda ricchezza casalinga.” e  “Gli asciugamani di canapa, sia arricchiti da belle frange di ottocentesca ricchezza, sia nei modernissimi tipi a bordature colorate, candidi o variegati, (che ) formano la parte maggiormente utile e smagliante del corredo nuziale”.

Ci viene spiegato che  “La canapa ha tanti colori quanto l’allegro arcobaleno. Eccovi una delle sue caratteristiche che utilizzazioni. Le coperte di canapa, adatte sia per la città che per la campagna e il mare.” e che “La varietà delle tessiture è notevole nella nostra canapa e può darci la grossa trama per il tappeto come la finissima per la tovaglia; trame che si distinguono per la solidità e non trattengono un granello di polvere.”

A pag. 21 nell’articolo Letto che fai…riposi che trovi” viene ribadita “l’importanza che hanno le lenzuola di canapa, quando si tratti di assicurarsi un buon riposo” e  vengono date istruzioni per ”rifare come si deve il letto.”

Passiamo poi subito a pag. 22, “La Canapa fa l’ambiente”.

“Vi presentiamo, amiche lettrici, i tessuti di canapa. Arredare una casa non è facile, voi lo sapete; spesso non bastano i biglietti da mille perché il nostro arredo sia bello, comodo, confortevole e soprattutto resistente alle varie vicende domestiche e ai vari capricci delle mode correnti. Questo nostro viaggio nel mondo delle quattro mura domestiche non vuole insegnare nulla di nuovo, bensì ricordare alcune regole base perché il verbo “arredare” acquisti per noi il significato più schietto di utilità e di conforto. La casa soprattutto è il santuario della libertà individuale e il regno dell’intimità. Bisogna perciò dare al suo arredamento lo speciale apporto di un tessuto che possa, come la canapa, affermare la sua resistenza nell’uso e nel consumo, e nello stesso tempo ne completi l’armonia, la praticità e la bellezza.

Poiché dal tempo dei tempi l’elemento cromatico ha sempre predominato nella bellezza degli arredi, l’applicazione del colore non può essere data meglio che dal tessuto del secolo, cioè la canapa.

Diamo dunque alla canapa, chiave d’oro dell’arredamento, il compito di custodire la nostra casa, di restare durevolmente con noi, così come il legno, il marmo, il cristallo, resistendo all’usura del tempo e risolvendo il problema con la sua meravigliosa resistenza, la sua perfetta lavabilità, la ricchezza dei motivi, dei colori , delle fibre, la fantasmagoria dei tessuti e l’originalità dei disegni. Vagliando bene  tali elementi l’arredo di una casa o di qualsiasi altro ambiente avrà, oltre una sua ben definita personalità, una precisa funzione estetica che la canapa difenderà validamente dal logorio del tempo.”

“Per la casa, per ogni casa, esiste un tessuto d’arredamento che la farà più bella, più accogliente, ricca di luce e di calore: e questo tessuto è sempre la canapa! I tessuti di canapa ravvivano l’ambiente e lo rendono più gaio e più «vissuto», dando alla casa sapore e carattere, suggerendo un repertorio di piccole fantasie, creando l’angolo riposante per la lettura e lo sfondo più gentile per i freschi motivi floreali.”

Per concludere questa Quarta Parte, “Parlano gli architetti” che “con la loro esperienza di tecnici e il loro istinto di artisti, riconoscono nel tessuto di canapa la materia prima indispensabile per dare forma ad una creazione d’ambiente.

Parla Leopoldo Mastrella: ” Le vele, le reti dei pescatori e tutti gli oggetti variopinti usati per le spiagge, elementi che costituiscono un particolare carattere al paesaggio d’Anzio, dove son nato, hanno contribuito a formarmi per un tipo di arredamento particolarmente adatto per le zone marine, a cui mi dedico per interni di ville e giardini. La canapa (per quanto riguarda i rivestimenti di stoffa, i tendaggi, i tappeti, ecc.) con la grande varietà della trama, dei disegni e dei colori elimina totalmente i dubbi della mia scelta, e mi fa risolvere, sempre con grande soddisfazione mia e dei miei clienti, tutte le difficoltà. In particolare per la sua vivacità di colori si presta assai bene al mio tipo di arredamento.

Questa invece l’opinione di Mario De Renzi: “Nel corso della mia professione di architetto arredatore, l’infinita gamma di possibilità di trama e di colori offertami dai tessuti dell’antica e ad un tempo modernissima canapa,materia tipicamente italiana, mi ha permesso di ottenere con mezzi economici le più belle e durature creazioni”.

Bartolomeo Gentili afferma: “Canapa eterna. C’era nei tiranti dei cocchi e delle quadrighe, nelle sferze sibilanti e nei cippi dolorosi. C’era nell’erezione dell’obelisco quando il ligure gridò: «Acqua alle corde». Trionfò nelle sartie dei galeoni e delle navi corsare. È spesso nodo scorsoio ma zampilla giuliva nel lazo del gaucho e governa la sua mandria. Per noi architetti fatta adulta e quieta è quasi nobile, è regina nell’arredamento, è fresca, serena, sa di grazia e giovinezza. Ma è sempre lei la stessa saporosa fibra agreste eterna: la canapa!”

Conclude Maria Caterina Manca di Villahermosa: “La canapa occupa, tra i tessuti di arredamento, lo stesso posto che ha il ‘tailleur’ tra gli abiti di ogni donna o il pane a tavola.  È un po’ la vita di tutti i giorni con le sue gioie e i suoi guai, le schiarite di sole e i temporali improvvisi. È rustica, viva, quotidiana. Va a spasso un giorno con i mobili del giardino, il giorno dopo con splendidi ed importanti mobili antichi, e poi ancora con tutto ciò che c’è di più moderno senza preoccuparsi, perché sa di potersi adattare ovunque. Ormai entra dappertutto e mette allegria, proprio come una bella ragazza di vent’anni.”

 

Continua…

Alla prossima!

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“CANAPA”, la rivista a fascicoli per donne del 1954 (Terza Parte)

Pubblichiamo oggi la Terza Parte della  rivista a fascicoli per donne del 1954 dal titolo “CANAPA“,   documento storico importantissimo che noi di Bottega della Canapa siamo orgogliosi di poter condividere con voi!Come già detto per i post precedenti in cui abbiamo pubblicato la Prima Parte e la Seconda Parte, potete sfogliare la rivista direttamente online e analizzeremo insieme il contenuto e le immagini. Nelle prossime settimane diffonderemo le restanti 2 parti.

Canapa, rivista del 1954Lo ripetiamo:  in un passato non così lontano, l’Italia è stata la seconda Nazione al mondo nella produzione di canapa. La nostra produzione era seconda solo a quella della Russia ma per la qualità della fibra, l’Italia era prima sul mercato internazionale.Questa rivista a fascicoli per donne veniva direttamente consegnata a casa in abbonamento ed era stata realizzata nel Dicembre 1954 a cura del Comitato Nazionale Propaganda Canapa che aveva sede a Milano, con lo scopo di far conoscere le virtù di questa ‘fibra nazionale vera amica della donna moderna’.

Leggiamola insieme: potete sfogliare online la rivista e leggere il contenuto che abbiamo riportato e analizzato più in basso per una maggiore comprensione.

 

 

La Terza Parte si apre  a pag.12 con un articolo “Alle dolci acque…” con cui si invita le lettrici Per l’igiene, per la bellezza, per la salute” ad asciugarsi nella canapa e mostra alcune foto in cui le modelle utilizzano tessuti da bagno in fibra di canapa. Continua così: “Freschi e resistenti, gli asciugamani di canapa sono ottimi alleati della bellezza della pelle, per la costruzione naturale della loro fibra e per il loro potere asciugante che non solo assorbe l’umidità lasciando la pelle serica, asciutta e compatta, ma richiama il sangue all’epidermide più pigra, irrorandola di colore, rendendola trasparente, dotandola di fragrante salute e splendore.

La donna che sa curarsi non esita a scegliere, per la stanza da bagno, e per tutto il corredo, in genere che riguarda la pulizia personale sua e dei suoi cari il tessuto di canapa: asciugamani per il viso, accappatoi per bagno e doccia, piccole salviette per gli ospiti, spesse e soffici salviette scendibagno: capi di toilette, questi, che sono certo fra i più assorbenti e igienici di quanti si trovino in commercio.”

A pag. 9, utilissime indicazioni su come lavare la propria biancheria: “Facciamo il bucato”. Bisogna considerare che la rivista è datata 1954 e la “moderna lavatrice elettrica” era considerato un lusso ed una fortuna per poche massaie o padrone di casa. Leggiamo insieme: “Oggi, soprattutto in città, c’è l’abitudine di dare a lavare «fuori», ma la saggia padrona di casa continua ad occuparsi personalmente della biancheria propria e dei suoi familiari e dei capi più delicati: è una fatica, ma è anche un piacere. Inoltre, costa di meno e la roba dura infinitamente di più.

Sia che abitiate in campagna e, avendo  a disposizione un cortile o uno stanzone e un grande mastello, vi serviate della tradizionale colatura del ranno, sia che preferiate il più sbrigativo metodo automatico della lisciviatrici o che, più fortunate ancora, abbiate a disposizione una moderna lavatrice elettrica, la sostanza dell’operazione e le precauzioni da prendere sono sempre le stesse.

Trattandosi di canapa, si sa che questo tessuto sopporta anche i bucati molto energici, perché la resistenza della sua fibra aumenta notevolmente quando è bagnata, ma attenzione! Neanche il questo caso dovete esagerare e mancare di riguardo alla vostra roba.”

Sapere quel che si lava

Igiene e buon senso consigliano di non aspettare mai, per lavare, che la biancheria sia troppo sporca. Le frequenti lavature, se eseguite con metodo, anziché rovinare la biancheria, la conservano più a lungo in buone condizioni e la fatica sarà minore.

Prima di bagnarla, separate la biancheria. Lavate a parte della colorata; mettete a bagno prima quella più sporca. Anche i panni colorati, del resto, non vi giocheranno brutti scherzi, se avrete avuto cura di esigere, al momento dell’acquisto, tessuti garantiti di tinta solida e di buona qualità, che «vada in bucato». Nel caso di strappi e di scuciture, è più consigliabile eseguire la famosa «ripassatura» prima del lavaggio anziché dopo, come generalmente si usa: si evita così che gli strappi si facciano più grandi.

Ogni gruppo di biancheria – quella colorata, quella più sporca, quella meno sporca, quella da letto, quella personale – andrebbe lavato a sé, in un recipiente a parte. Su quella più sporca, da cucina, si verserà dell’acqua tiepida dove sia stata sciolta precedentemente della soda concentrata in polvere (100 grammi per ogni 10 litri di acqua). Su ogni capo spalmare di sapone le macchie appariscenti o le zone più sudice. È controindicato servirsi di acqua bollente per il primo bagno, perché questa, coagulando lo sporco, fisserebbe le macchie al tessuto. Ricordate anche di sgrassare a secco quelle di unto: il bucato toglierà così qualsiasi alone.

Qualità delle acque e dei detersivi

Il  risultato del bucato dipende molto anche dalla qualità dell’acqua. Se nel luogo dove abitate è dolce, sappiate che quest’acqua scioglie benissimo il sapone; se invece è dura, dovete «correggerla». L’acqua dura infatti annulla quasi completamente le proprietà grasse del sapone, che non riesce più a svolgere la sua azione detersiva. Oltre a ciò, le particelle calcaree che ne risultano si depositano sulla biancheria dandole quell’aspetto polveroso che non sapete spiegarvi e che, a poco a poco, si intacca le sue fibre. Un’acqua dura si addolcisce aggiungendovi 2 grammi di bicarbonato di soda – si vende sotto il nome di cristalli di sodio – per ogni litro d’acqua.

Ammollamento e bucato vero e proprio


L’azione delle liscive sui tessuti sarà veramente efficace se questi saranno stati sottoposti ad un preventivo ammollamento che deve durare dalle 8 alle 10 ore. Questo bagno si prepara aggiungendo 3 grammi di soda per ogni litro di acqua fredda o appena tiepida (mai calda). In caso di particolare sudiciume, aggiungere un cucchiaio per litro di ammoniaca e di lisoformio.

Nel recipiente che serve da lisciviatrice, quando non si possegga una lavatrice meccanica, si foderano preventivamente le pareti con canovacci puliti e si dispongono poi i panni, cominciando da quelli meno sporchi. Si versa il detersivo preparato a parte sciogliendo accuratamente in ogni litro di acqua 5 grammi di ottimo detersivo oppure 2 grammi di soda e 3 di sapone in scaglie.

L’acqua da usarsi per il bucato deve essere dieci volte il peso della biancheria asciutta; la temperatura giusta deve essere da 60 a 80 gradi (ma può giungere anche a 100 nella lisciviatrice). Se il vostro recipiente va sul fuoco ed è attrezzato allo scopo (catenelle per fermare la biancheria, coperchio) ricoprite i panni con un altro canovaccio, chiudete col coperchio e lasciate bollire lentamente da venti minuti a mezz’ora. Spento poi il fuoco, si lasciano intiepidire i panni nella lisciviatrice.

La risciacquatura

Non sarà mai raccomandata abbastanza una luna, ripetuta, abbondante risciacquatura di tutti i capi. Solo così si eliminerà ogni traccia di sapone o di detersivo. Quando strizzate, non abusate della resistenza della canapa ( o della vostra forza!): torcere solo nel senso della lunghezza.

Se il vostro bucato si fa da sé

Se possedete una lavatrice meccanica, fortunate voi: la vostra fatica sarà ridotta al minimo. Ma non riempite troppo la vostra lavatrice: solo così i capi si muoveranno liberamente, non si rovineranno e si laveranno meglio, perché una maggior circolazione di acqua saponosa favorirà la buona riuscita del bucato meccanico. Per la strizzatura, servitevi con cautela dei rulli delle macchine lavatrici: non tutti i capi di biancheria sono docili come una pasta di tagliatelle. La canapa per questo presenta pochi inconvenienti: quand’è bagnata anzi, la sua resistenza aumenta dal 20 al 30 per cento. Ma, ripetiamo, non bisogna abusarne.

La biancheria dei malati

È bene immergere questa biancheria a parte in un bagno disinfettante, nel quale si laveranno anche le mani. Ecco una ricetta di bagno disinfettante per 20 litri di acqua: lisoformio grezzo, gr. 100; sapone, gr.100; soda in polvere, gr. 200.

Al centro della pagina la rubrica “La Bottega delle Idee“: vengono dati suggerimenti ingegnosi su dove asciugare in casa utilizzando stenditoi da posizione in vari punti del proprio appartamento, se non è possibile asciugare all’aperto!

A pag. 14 viene sottolineato come “dormire bene non significa soltanto dormire a lungo, ma dormire confortevolmente: solo così si riposa. E chi è riposato rende di più.” L’articolo si chiama “Buon sonno stanotte buon lavoro domani” e l’indicazione più importante è questa “Il dolce contatto con le lenzuola di canapa favorisce il sonno.” Leggiamolo insieme:

“Come ci ridurremmo, col ritmo della vita moderna, se non avessimo valvola del sonno? Il sonno non troverà mai, nemmeno nei più arditi concetti avveniristici, il surrogato di una pillola, come sembra che debba accadere per il cibo. Il sonno è una necessità fisica, la prima di ogni organismo. C’è, è vero, chi ha bisogno di dormire dieci ore al giorno – specie fra i giovani – e chi è riposato a sufficienza dormendo cinque o sei ore per notte. Vi sono individui particolarmente resistenti alla fatica che non dormono più di quattro o cinque ore di regola: ma si tratta di tipi eccezionali, che si riprendono dalla fatica con straordinaria rapidità.

Ma, in ogni caso, ha una stragrande importanza nel rendimento di una persona un sonno sufficiente e tranquillo, questa maniera che Dio ha dato all’uomo per evadere ogni giorno dalla sua fatica e dalle sue preoccupazioni.

Si dorme bene in un buon letto: sopra un materasso non troppo molle, di una soffice durezza diremmo, con la testa rialzata da un cuscino basso, e possibilmente con i piedi più alti della testa, in una stanza non troppo calda ma esposta a mezzogiorno, sotto coperte morbide e leggere e – ciò che è più importante per favorire il riposo – fra lenzuola fresche e fragranti, ben distese. Il loro diretto contatto con il corpo favorisce il completo rilassamento così utile al sonno.

Se non avete ancora provato a dormire fra lenzuola di canapa non sapete che cosa significhi dormire bene. Quando vi rincantucciate nel letto dopo una giornata di intenso lavoro, si direbbe che la canapa diventa tutt’uno con voi, e quando poggiate la testa sul cuscino pure foderato di canapa, vi sembra che la carezza di una vecchia nonna aleggi sul vostro viso e vi aiuti a chiudere gli occhi, a non pensare.

Un odore di buono, un senso di pace vi accompagna: rilassate i muscoli e tutto il vostro sistema nervoso, messo alla prova dalla tensione quotidiana procurata dal lavoro, dal fracasso, dalla febbrile agitazione per mantenere gli impegni, gli orari, per arrivare in tempo a far tutto, ecco che si acquieta. Per ottenere questo sereno stato di riposo prima del sonno occorre che niente vi dia fastidio: non basta che intorno a voi la stanza sia accogliente – la camera sta diventando ogni giorno di più un «salotto dove si dorme» – le luci discrete, l’ambiente opportunamente aerato, che i colori che vi fanno cornice siano di quelli che conciliano il sonno e non eccitano i nervi. Occorre che il vostro corpo riposi dentro una fibra amica, naturale e fresca come i prati dove la natura ci chiamerebbe a riposare. E questa condizione ideale non si ottiene che dormendo nella canapa. Chiedetelo alle vostre nonne, che hanno imparato la regola della saggezza delle più sane tradizioni del nostro Paese. Chiedetelo ai medici più moderni, che vi diranno come non ci sia riposo completo senza una sana predisposizione al riposo. E poi provate: la vostra esperienza personale vi convincerà più di qualsiasi consiglio. Non riuscirete più a dormir bene se non nelle lenzuola di canapa.

Per non soffrire d’insonnia

1. Procurate di andare a letto ogni notte regolarmente alla stessa ora.

2. Non andare mai a letto troppo tardi.

3. Stendete i nervi prima di coricarvi: se siete state a vedere un film giallo, sforzatevi di non ripensarci. Evitate pure di addormentarvi sopra un libro giallo o angoscioso, che vi forzerebbe a riflettere. Soprattutto evitate di coricarvi sopra un’impressione di stanchezza o di preoccupazione per l’indomani. Liberatevene pensando  a qualcosa di sereno.

4. Fate un bel bagno caldo.

5. Bevete una tisana calda: se la camomilla non vi piace, sostituitela con un infuso di bucce di limone bollite in acqua zuccherata.

6. Mangiate una mela cruda.

7. Se siete molto stanche, stendetevi prima sopra un’asse inclinata di 30 centimetri, a testa in giù  e rimanete così per una ventina di minuti al buio, in silenzio e abbandonatevi completamente.

8. Dormite in un letto molto grande: un corpo stanco ha bisogno di spazio per muoversi e, nel movimento, la circolazione riprende il suo ritmo normale che vi concilia il sonno.

9. Non bevete caffè «se credete» che questo vi faccia male: spesso l’insonnia è effetto di suggestione.

10. Dormite nella canapa: il suo contatto favorisce il sonno meglio di qualsiasi sonnifero e… non fa male al cuore!

 

A destra due immagini che mostrano una coperta di canapa in due belle tinte colorate e di un “corredo di canapa, il solo che possa rallegrare il suo nido senza mai tradire sogni e desideri”.

Pag. 15 si apre con una bellissima foto: una donna in camera da letto avvolta da lenzuola di canapa le quali “Fresche d’estate, calde d’inverno favoriscono il sonno e il riposo” mentre sotto viene suggerito che “Una poltrona rivestita di canapa, in uno dei colori classici della sua tavolozza, sarà ricca ed intonata a ogni stile e ogni ambiente”, come quella mostrata nella foto. Più in basso, l’immagine di una coperta azzurra di canapa “con motivi di cordoni e nappe sontuose, è quanto di più moderno ed elegante si possa desiderare per la casa”.

Il lato destro di questa pagina è poi dedicata alle giovani mamme,con l’articolo È arrivata la cicogna…”

“…e benedetta sia, dice la mamma. Ma quante preoccupazioni, per il piccolo che è arrivato, quanti problemi sconosciuti da risolvere, quanto spazio manchevole, quante fatiche per creare un ambiente dove, sia pure costretto in un angolo, il piccolo deve vivere le sue prime emozionanti avventure (emozionanti soprattutto per gli altri). Non sempre ci si può concedere il piacere di dare al piccolo ospite una camera tutta propria: e allora la mamma prudente impiegherà quei mobili che con tanto amore e tanta accortezza dovranno mitigare l’imbarazzante problema della comunità con i grandi.

Lettini e culle hanno già avuto svariate e preziose biografie color rosa e celeste…ma oggi, che a ben giusta ragione si ricerca in ogni campo la massima praticità, si preferisce per lo più sostituire alla evanescente fragilità delle trine e del tulle la variopinta consistenza del tessuto di canapa. Persino le culle, morbido nido di calore, sono oggi spesso rivestite esternamente di canapa armoniosamente pupazzettata.

Ma ciò che maggiormente merita l’attenzione della mamma è il mobile-fasciatoio, cioè quel campo di amorose battaglie rappresentato dal bagnetto, la ginnastica del bambino, la sua toeletta, il suo peso…e così via. Un mobile che sappia riunire quanto occorre al piccolo signore della casa, è più che indispensabile soprattutto dove il signore non ha una sua residenza, cioè una camera da letto personale e riservata. Occupandosi di ciò la mamma tenga conto dello spazio per la bilancia, del ripiano imbottito di tela gommata, dei cassetti per la biancheria. Vi diamo alcuni esempi di mobili-fasciatoio, facilmente imitabili e, in taluni casi, così semplici che…perfino un volenteroso papà potrebbe costruirli.”

A pag. 16 e 17 troviamo una delle cose più interessanti della rivista “Tutta la canapa in tutta la casa”: la planimetria di una casa ‘standard’ in cui vengono indicato come utilizzare la canapa per arredare e completare la propria dimora!

 

Troviamo “ un divano-letto e pouf in canapa rossa, Cuscini e tende in canapa gialla. Abat-jour in canapa avorio”, un “Guardaroba in frassino, ante ricoperte di canapa scozzese uguale alla fodera di poltrone e sedie”,  delle “Sopracoperte per letti gemelli in canapa verde, cifre e profili avorio. Lettiere ricoperte di volanti in canapa”, “Cestini per carta straccia, porta-lavoro e porta-riviste, ricoperti e foderati di canapa”, “canapa tinta unita, che incastona stampe antiche, per ricoprire i libri. canapa scozzese anche per incorniciare le fotografie”, un “divano in canapa fucsia, poltrona in canapa a fiori. Tendaggi in canapa rigata. Tappeto verde scuro”, e ancora una “cartelletta per scrittoio foderata in canapa unita e scozzese”, “Mobili da giardino in canna di Malacca e giunco con coperture in canapa unite e fiori”, un’ “amaca e cuscini multicolori di canapa” e infine “tendaggio e tappeto del tavolo da gioco in canapa giallo-oro. Passamaneria in canapa greggia.

Continua…

Alla prossima!

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“CANAPA”, la rivista a fascicoli per donne del 1954 (Seconda Parte)

Ve  lo avevamo promesso prima delle vacanze estive: ecco a voi la Seconda Parte della  rivista a fascicoli per donne del 1954 dal titolo “CANAPA“!  Noi di Bottega della Canapa siamo orgogliosi di poter condividere con voi questo documento ritrovato in archivio, che potete sfogliare direttamente online e analizzare insieme a noi il contenuto e le immagini. Abbiamo già pubblicato la Prima Parte il 5 Agosto, nelle prossime settimane diffonderemo le restanti 3 parti.

Canapa, rivista del 1954Lo ripetiamo:  in un passato non così lontano, l’Italia è stata la seconda Nazione al mondo nella produzione di canapa.La nostra produzione era seconda solo a quella della Russia ma per la qualità della fibra, l’Italia era prima sul mercato internazionale.Questa rivista a fascicoli per donne veniva direttamente consegnata a casa in abbonamento ed era stata realizzata nel Dicembre 1954 a cura del Comitato Nazionale Propaganda Canapa che aveva sede a Milano, con lo scopo di far conoscere le virtù di questa ‘fibra nazionale vera amica della donna moderna’.

Leggiamola insieme: potete sfogliare online la rivista e leggere il contenuto che abbiamo riportato e analizzato più in basso per una maggiore comprensione.

 

Questa Seconda Parte si apre  a pag.6 con 4 EVVIVA ALLA CANAPA”  di una notissima attrice italiana, di un architetto di gran nome, di una brillante scrittrice e della moglie di un uomo celebre“. Di chi si tratta?

A centro pagina avrete sicuramente riconosciuto la grande Silvana Mangano:Perché sono pratica…dice, seduta sul suo divano foderato di canapa verde: « La canapa è entrata nella mia casa perché mi sono sempre piaciute le belle stoffe “simpatiche”. Specie ora che sono mamma apprezzo un tessuto sul quale anche le mie bimbe possono rovesciare caffelatte o succo di frutta senza che, dopo un energico lavaggio, ne resti la benché minima traccia”.»

Marcello Piacentini, il famoso architetto, ha invece dichiarato sulla canapa:  ”Pronta a mille usi…Non saprei dire quando ho cominciato ad utilizzare la canapa: ma certo molti anni fa. Ricordo che mi aiutò  a risolvere un problema di arredamento che sembrava insolubile quando si dovettero guarnire di tende le enormi finestre del Ministero dell’ Industria da me costruito. Solo le tende a rete di canapa lasciavano passare la luce pur essendo resistenti, cosa questa assolutamente necessaria, data la difficoltà di rimuoverle. In seguito ho utilizzato con successo il tessuto di canapa anche per il rivestimento di pareti in vasti ambienti pubblici, e per la tappezzeria di poltrone. »

Flora Volpini, autrice de «La Fiorentina» , uno dei più famosi romanzi degli anni Cinquanta, spiega perché ama la canapa: “La casa dove viviamo deve armonizzare con la nostra vita moderna e la canapa è il tessuto ideale per questo. Mentre il cretonne da a un ambiente un’aria di campagna, la canapa può tappezzare anche ambienti in stile grazie alla lucentezza e ai colori che sono riusciti a darle. Amo la canapa perché rende la casa più intima e più fresca: posare lo sguardo su quell’armonia di colori da veramente un senso di giovinezza. I damaschi e i  rasi mi piacciono, ma nelle chiese. Quando in una stanza la tappezzeria di raso  è un po’ fanèe, da subito anche a tutto il resto un’aria di disordine, di miseria dorata e di decadenza; la canapa, invece, anche se un po’ sciupata, da una sensazione di vissuto e di intimo”.

Ultimo intervento, quello di “ una simpatica ed affabile signora, nota come ottima padrona di casa”, la moglie di Beniamino Gigli (non viene riportato il nome, ndr) : “La canapa entrò nel mio corredo molti  e molti anni fa, e in seguito anche in quello di mia figlia, appunto perché io me ne ero trovata contenta. Lenzuola, canovacci, asciugamani, hanno fatto un ottimo servizio, sotto tutti i rapporti: per la loro resistenza e anche per la loro indistruttibile bellezza. È così che considero ormai questa fibra come una vera tradizione di famiglia”.

A pag. 7  si parla del pullman  ”carico” di canapa, quella garantita dal Marchio degli Elefanti (uno dei marchi leader del settore nel Secondo Dopoguerra, ndr). Come è visibile nell’immagine, del pullman speciale sono “chiaramente visibili le quattro vetrine animate, che illustrano i vari impieghi del tessuto. Le due assistenti sorridono radiose…”

L’articolo, dai forti toni pubblicitari, continua così: “Avvicinatevi  anche voi e vi convincerete: troverete la storia di questa fibra che è la più naturale, la più squisitamente italiana di tutte. Vedrete attraverso quale lungo, faticoso ma anche sereno lavoro di migliaia di persone, cresce a dismisura, si trasforma, viene filata, tessuta, candeggiata, colorata talvolta in tinte brillanti, calde, festose.

Ammirerete un ricco campionario delle sue svariate e più attuali utilizzazioni: federe, lenzuola, coperte destinate a diventar…centenarie, semplici alcune, elegantissime altre. E ancora, nello stesso rapporto di praticità ed eleganza, asciugamani e biancheria igienica, tovaglie e biancheria da tavola fino agli umili ma apprezzatissimi usi di cucina: ma anche qui, fra grembiali e strofinacci, la moda ha portato il suo segno, la sua riforma.

È un poco – più che ogni altra cosa – la realizzazione dei sogni di tutte le donne di tutti i tempi. Anche in questo tempo la vera donna accarezza nella fantasia un suo corredo ideale, profumato di campo e di bucato: proprio come la nonna. Come allora, anche oggi – oggi più che mai – la canapa è la sua migliore amica.”

Molto bella l’immagine della ” simpaticissima tovaglia per sei persone, di pura canapa stampata, con orlo a giorno” che viene offerta come “grato ricordo dell’ospitalità concessa, alle autorità toccate dal pullman della canapa“.

A pag. 8 vengono dati preziosi consigli su come “Vestire la tavola” con esempi di tavole apparecchiate con tovaglie di bisso di canapa azzurra o verde a ricami bianchi o gialli o bissone a rigature in colore.

Già in auge da decenni nelle case e nelle ville di campagna, la tovaglia di canapa è oggi raccomandata dalla moda anche per le occasioni eleganti e per l’intimità della vita cittadina. Imbandire una tavola non significa più, al giorno d’oggi, ricorrere a sfarzo di argenteria, cortei di candelabri e festoni di fiori; ma nemmeno significa lasciar campo libero al disordine ed alla noncuranza, pur quando si tratti semplicemente del pasto quotidiano, fra intimi.

In un caso e nell’altro la vita moderna ha portato simpatiche varietà, non disgiunte da piacevoli semplificazioni. Sia nella sobrietà di una bella tavola elegante, che affida il suo successo alle tinte ed ai ricami dei tessuti di canapa,  sia nella modesta ma pur gaia vivacità della canapa a metraggio, che risolve più di un problema di casalinga praticità, imbandire la tavola diventa un riposante quesito che trova la sua soluzione nell’estro delle padrone di casa, nella loro saggezza, nel loro gusto, per la scelta del colore e del disegno. Estro e gusto sono oggi facilitati dal ritorno della canapa. Nell’intimità della famiglia la tovaglia di canapa, di facile manutenzione, di gradevole aspetto, con la sua lieta suggestione di colori che richiamano la profumata aria di campagna dove la pianta nasce e si sviluppa al sole, sa creare un clima di serenità, di amicizia, di benessere.

A pag. 9 si danno importanti indicazioni alla casalinga su come rendere unico un “Invito  a pranzo” utilizzando le immancabili e raffinate tovaglie di canapa, come  è evidente nelle 3 immagini di tavole imbandite :


Sfolgorio di ceramiche e di cristalli, splendore di terraglie e di fiori si accordano mirabilmente con i colori e con la freschezza di una tavola apparecchiata all’aperto con la tovaglia di canapa.Avere ospiti a colazione è, per la padrona di casa, un vero piacere, perché la circostanza le darà modo di sfoggiare le sue migliori qualità: gentilezza, comprensione, tatto, abilità di cuoca, conversazione brillante…quanto insomma costituisce una profonda conoscenza del saper ricevere.

L’accoglienza deve essere perfetta ed il benvenuto verrà presto seguito dall’offerta di un buon aperitivo. Su un carrello staranno disposti i bicchieri, le bottiglie, un piatto di olive verdi ed uno di mandorle salate. Gli aperitivi saranno di varie qualità e uno almeno di essi non alcoolico. Trattandosi di un pranzo di riguardo, non basta cucinare piatti squisiti ed originali, ma occorre anche saper preparare una tavola con sicuro buon gusto.

Bisogna cioè scegliere accuratamente la tovaglia e ad essa assortire i piatti e i bicchieri. E soprattutto si dovrà curare il centro tavola, che non dovrà essere troppo ingombrante ne troppo alto, ma delicato e piuttosto basso. Si possono scegliere tanto fiori quanto frutta: quest’ultima, specialmente d’autunno, permetterà di formare delle bellissime «nature morte».

I fiori si disporranno in basse coppette o in quei sostegni appositi, di ceramica o di cristallo, che si trovano oggi in commercio. I mazzetti di fiori dovranno essere due o tre, a seconda della lunghezza e della forma del tavolo. Se questo è rotondo, un solo mazzo è sufficiente. Le composizioni variopinte sono sempre belle, ma , se si tratta di un pranzo raffinato, è meglio scegliere pochi fiori dalle sfumature delicate e sempre intonate al colore della tovaglia. Se, per esempio, questa è bianca, i fiori siano gialli; se rosa, siano rossi; se è verde, siano bianchi. Anche un oggetto particolarmente pregiato oppure originale si presta al centro della tavola.

Seguono due menù consigliati per creare una “colazione appetitosa” e un “pranzo per ospiti di riguardo“, due ricette per preparare il rotolo di spinaci e il faggiano arrosto, e istruzioni su come preparare alcuni cocktail ancora attuali: Dry Martini, Americano, Negroni, Aperitivo Amaro, Succo di pomodoro.

A pag. 10, Anna Maria Romagnoli,  Direttrice di “Casa Serena” che parlava “ogni giorni a milioni di ascoltatrici“, fornisce alle lettrici alcuni preziosi consigli su “come si serve un tè”  e  addirittura stila “un dignitoso «decalogo»“dedicato “ad una sposina che non abbia più di un mese di anzianità matrimoniale”. La Romagnoli in particolare specifica che “Per chi lavora, una tazza di tè è sempre un piacevole tonico. Il tovagliato rustico di canapa adatto alla cucina accrescerà il senso di intimo conforto di una rapida merenda. L’ora del tè fa parte delle tappe dei felici colloqui a due. Ecco perché la sposa non trascurerà mai la tovaglietta fantasiosa che la canapa ha preparato per la sua felicità”

Dulcis in fundo, a pag. 11 le immagini d’epoca della casalinga in cucina sono corredati da questa didascalia: “Se la canapa è signora nel salotto, ancor meglio lo è nella cucina, dove si rivelano le doti della…vera padrona. Strofinacci e asciugamani, hanno requisiti di praticità e di resistenza che aumentano con le lavature, non lasciano filamenti e danno, sia al cristallo sia al metallo, un abbagliante nitore. Il grembialino di canapa è il grembialino ideale. Ogni donna, di qualunque condizione essa sia, può indossarlo con quel gusto semplice di civetteria che il tessuto stesso comporta, tanto più che la tradizione ha confermato alla nostra canapa le virtù propiziatrici al felice benessere di una casa.”

E segue l’articolo “Il buon gusto nella praticità” di cui segnaliamo una parte “…Il buon gusto della padrona di casa si rivela, infatti, nella cucina forse più che in ogni altro ambiente della casa…Si rivela soprattutto nella scelta della canapa, cui nessun altro tessuto può sostituirsi per praticità, in quel regno della massaia che è la cucina. Asciugapiatti, asciugamani, asciugabicchieri di canapa (che potrete contraddistinguere con un semplice disegno a punto erba, legato all’uso cui sono destinati: un piatto, una mano, ecc.) assorbono rapidamente fin le più piccole gocce d’acqua e resistono in modo spettacoloso al logorio più intenso e prolungato.

La canapa è «la fibra che non si sfibra!» I grembiali sono simpatici e allegri: tagliati con garbo, ricamati, sono capaci di rialzare il morale della sposina alle prime armi, costretta ad occuparsi delle faccende di cucina, e di darle in ogni momento, agli occhi del marito o di chi suona improvvisamente alla porta, un’aria irreprensibile, quasi civettuola.

 

Le stuoie arrotolabili, da stendere sotto l’acquaio per non bagnare tutto in giro, insieme alle gaie tendine a fiori o a quadretti, alle variopinte tovagliette «di servizio», completano l’arredamento della cucina. Sia essa all’americana, superfunzionale, luccicante e fornita di ogni comodità, sia essa all’antica, rustica e patriarcale.”

In basso, due immagini di canovacci, grembiulini e “strofinacci a righe, in onorevole e decoratissima tessuto di canapa“.

Chiude questa parte un “IDEA!“: “È molto semplice confezionare, con uno scampolo di canapa, il grambiale di cucina che vi presentiamo. Non dimenticate di fare, con i ritagli, le utilissime “prese” che vi risparmieranno dolorose scottature. Se le attaccate ad una fettuccia colorata, vi sarà ben difficile…perderle di vista!

Continua…

Alla prossima!

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“CANAPA”, la rivista a fascicoli per donne del 1954 (Prima Parte)

Una rivista a fascicoli per donne del 1954 dal titolo “CANAPA“. Questo è ciò che abbiamo ritrovato nel nostro archivio!

Ovviamente, siamo orgogliosi di poter condividere questo documento con voi: lo pubblicheremo diviso in 5 parti, con un post dedicato, permettendovi di sfogliarlo direttamente online e di analizzare insieme il contenuto e le immagini.

Canapa, rivista del 1954Si tratta di una testimonianza storica importantissima che conferma quanto già detto precedentemente nel nostro blog: in un passato non così lontano, l’Italia è stata la seconda Nazione al mondo nella produzione di canapa.  La nostra produzione era seconda solo a quella della Russia ma per la qualità della fibra, l’Italia era prima sul mercato internazionale.

Questa rivista a fascicoli per donne veniva direttamente consegnata a casa in abbonamento ed era stata realizzata nel Dicembre 1954 a cura del Comitato Nazionale Propaganda Canapa che aveva sede a Milano, con lo scopo di far conoscere le virtù di questa ‘fibra nazionale vera amica della donna moderna’, aiutando le lettrici nella scelta dei prodotti in canapa da acquistare e offrendo preziosi consigli sull’utilizzo del tessuto di canapa nella gestione della casa, come è evidente dal sommario.

Determinanti anche le testimonianze dirette sulla qualità del tessuto di canapa da parte di personaggi del cinema e della tv italiana e internazionale degli anni ’40 e ’50 come Totò, Silvana Mangano, Errol Flynn, Ida Barbizza e tanti altri.

Leggiamola insieme: potete sfogliare online la rivista e leggere il contenuto che abbiamo riportato e analizzato più in basso per una maggiore comprensione.

La rivista a pagina 3 apre con “Un saluto e un augurio” da parte del presidente del Comitato Nazionale Propaganda Canapa, Sandro Cappelletti:

“Mia cara lettrice,

noi che ci occupiamo della canapa abbiamo pensato a Lei e a Lei abbiamo dedicato, quest’anno, i nostri sforzi per farle conoscere e per garantirle una fibra nazionale che, per i suoi requisiti d’eleganza, di praticità, di economia e per i suoi pregi fondamentali di solidità, di convenienza e finezza di lavorazione si sta rivelando la vera amica della donna moderna. Questo fascicolo, a Lei dedicato, entrerà nella sua casa come un prezioso ‘vademecum’  capace di ispirarla e di guidarla nei suoi acquisti e in quei suoi tradizionali gesti casalinghi che, noi uomini, amiamo e desideriamo veder perpetuati in ogni tipo di donna. Tenga dunque in considerazione queste pagine: in esse troverà utili suggerimenti per Lei, per la bellezza della sua casa e per la preparazione o per il rinnovo del suo corredo.

Sandro Cappelletti”

Totò e la canapaA destra, è possibile notare le testimonianze delle quali  vi abbiamo accennato sopra, su tutte quella del grande Totò: ”Tutto di canapa mi voglio vestire“. Poi quella di Isa Barzizza, famosa attrice cinematografica e televisiva italiana:  ”La CANAPA? E’ la mia migliore amica: la voglio presente in tutta la casa, dalla cucina al salotto“. Errol Flynn, attore e regista statunitense esalta le qualità della canapa italiana, afferma che “oltre ad essere utilissima abbellisce la casa“, mentre Carla Del Poggio, attrice italiana di teatro, cinema e televisione dichiara: “Nella casa preferisco biancheria di canapa: mi da un senso di intimità e di freschezza che il tempo non riesce a sbiadire“.

A pag. 4 si parla della coltivazione della pianta della canapa: l’articolo,che si intitola “Nasce a primavera”, è poesia pura e  si apre con una bellissima foto d’epoca nei campi che mostra la sarchiatura della canapa da parte di donne e uomini. Riportiamo il testo:

” Quando la natura si sveglia dal torpore invernale e le primule punteggiano di bianco i prati e le violette appaiono sui cigli  dei fossi, è allora che con la primavera nasce la canapa nei campi di Carmagnola, nelle piane del Polesine, nelle distese del Bolognese, del Ferrarese, del Modenese, del Casertano e del Napoletano. Ma dovranno sbocciare le rose e maturare fragole e ciliege, ed albicocche e pesche, e la falce dovrà recidere le spighe d’oro al canto delle cicale e dei grilli: e già l’estate morente dovrà arrossare i chicchi dell’uva nello smeraldo delle vigne perché la canapa superi la statura dell’uomo e sia pronta per il taglio.

Quella stessa moltitudine di uomini e donne che avevano arato, concimato, seminato, sarchiato, diradato piantine è ora di nuovo in moto in un formicolare incessante. La canapa tagliata, in enormi ventagli, è distesa, essiccata e battuta e raccolta in coni; poi su rudimentali tralicci di legno viene tirata e ripulita, legata in “manelle”, che raccolte a fasci e caricate su plaustri vengono trasportate al macero.

Nei piccoli laghi artificiali, dove la canapa viene gettata e affondata con l’ausilio di macigni, l’acqua fermenta e i pesci, privati dell’ossigeno, emergono mentre le rane si ritirano a gracidare sulla riva nell’attesa che la canapa, da verde divenuta bianca per essersi compiutamente macerata, venga dall’uomo riportata all’asciutto ed esposta al sole.

Si vedono allora teorie di grottesche e stecchite gonnelle popolare le campagne dell’ Emilia, del basso Veneto e del Napoletano. E’ la canapa che sarà poi gramolata, accanto alla casa, dalle braccia robuste delle donne e degli uomini con l’ossessionante tam-tam del lavoro di decanapulazione per separare le bacchette dalla fibra. E i frammenti di steli si ammucchiano sotto i piedi di chi gramola mentre i bimbi, assuefatti al fragore e all’odore acre, siedono lieti sugli incomodi tappeti di canàpuli.

Preparazione del terreno e concimazioneDopo la gramolature le ispide chiome di canapa sono apparecchiate in “chioppe” e disposte a “morelli” nel magazzino. Nuove fasi di lavorazione si preparano: dalla cardatura alla pettinatura artigianale o meccanica, dalla filatura a mano o a macchina alla tessitura con millenari telai e con modernissimi impianti che la tecnica perfeziona di anno in anno. Ed avremo spaghi  e corte e tessuti di ogni specie, di incontrastata supremazia perché nessuna fibra possiede tante qualità.

Basti considerare che il terreno dove la pianta della canapa deve crescere sente il bisogno di una elevata quota di fosforo e di considerevoli presenze di altri elementi nutritivi, per comprendere come la natura conferisca a questa fibra quelle virtù di funzionalità e di durata proprie degli oggetti che dalla canapa si ricavano.

Come l’abbondanza del fosforo ed un’alta nutrizione determinano la sanità ed il vigore dell’organismo umano, così gli stessi principii naturali caratterizzano la robustezza e la durevolezza dei filati e dei tessuti di canapa. L’igiene della “costituzione fisica” di questi tessuti non potrà mai essere donata da alcuna scienza alle svariate fibre artificiali, per il semplice fatto che l’uomo, per quanto geniale, non è dotato di virtù tali da imitare la creazione divina. 

Giuseppe Fabbri”

L’ articolo si chiude con altre due stupende foto d’epoca raffiguranti in una alcune donne durante la preparazione del terreno e concimazione e nell’altra i contadini che trasportano i fasci di canapa con la didascalia “Lunghi e minuziosi lavori in ogni stagione portano la fibra di canapa al suo alto grado di qualità.

A pag. 5 troviamo un articolo dal titolo ” L’ANTICA FIBRA dal grande futuro“, che paradossalmente viene scritto pochi anni prima della crisi della produzione di canapa, quando le fibre sintetiche sostituirono a poco a poco le fibre naturali e la canapa fu rimpiazzata totalmente dal nylon ma che, d’altra parte, è anche  ’premonitore’ visto il suo ritorno negli ultimi decenni e gli interessanti sviluppi per il futuro. Ecco la trascrizione:

“Si è mai chiesta, gentile lettrice, come e per quali strade quel tal manufatto di canapa che tanta attira la sua attenzione per il candore, la trama, la resistenza, il colore ecc. sia giunto alla vetrina del negoziante?

Diciamo, anzitutto, che nella canapa tutto è esotico: perfino la sua origine si perde nel tempo e nella leggenda! Anche se fu nota ai romani non si può stabilire con sicurezza in quale epoca essa si sia imposta, come coltura, in quella parte umida e bassa della Valle Padana e nella Piana Campana, costituendo, col passare del tempo, la fonte della nostra maggior produzione. Ampie distese di un verde intenso si contrappongono a quelle gialle del grano, creando nel folclore agreste della mezza estate un quadro degno del Millet. E da questo mare intenso che è canapa, si trae quello che, con giustificato orgoglio, si afferma essere l’oro bianca d’Italia.

Ma prima che questa similitudine dia la sua giusta ricompensa al produttore, quanto sudore è stato versato, di quante apprensioni è stata oggetto, quanti sacrifici ha richiesto! Come tutte le cose antiche, la canapa conserva la sua tradizione e, rediviva crudele principessa della leggenda, vuole la sua corte prona, china ai suoi piedi, incurante delle fatiche, dei sacrifici e spesso delle illusioni, prima di essere doma. Quel bel tessuto scozzese che quella pazzerella Dea che si chiama Moda ha lanciato e pare sia lì per essere da lei acquistato, per quante mani è passato e quali trapassi  ha subito!

Ciclo di produzione della canapa“Dal seme al filato”: la frase rievoca le 200.000 unità lavorative che trovano la loro occupazione e la loro fonte di guadagno lavorando la canapa: oltre 160.000 nella fase agricola ed oltre 30.000 nella fase industriale. Il processo agricolo, il più delicato, faticoso ed aleatorio, inizia in novembre e termina in settembre, occupando tutti i membri della famiglia colonica che collaborano alle lavorazioni collettive che si susseguono dal taglio in poi. (Affianco, il quadro che riassume tutto il ciclo agricolo, ndr). Dal che lei può dedurre quanto faticoso possa essere l’insieme della coltivazione, che trova il suo apice nella macerazione che si svolge ancora con i sistemi dei maceri primitivi.

La canapa grezza si presenta poi assai complessa per la grande varietà delle sue caratteristiche naturali: il colore, la finezza, la purezza, la forza in diretto rapporto con la zona di produzione, il clima, il sistema di coltivazione e di lavorazione e lo stato delle acque di macerazione influiscono sul lavoro merceologico del prodotto, il quale si suddivide in una vasta gamma di marche. E’ un prodotto esclusivamente industriale e commerciale ed è quindi soggetto alle alee del mercato e la produzione segue il ritmo delle sue inevitabili fluttuazioni.

Ma il processo non termina alla fase agricola, esso continua a dar lavoro e le bionde balle di questo italianissimo prodotto sono pronte alla trasformazione industriale. Dai magazzini di raccolta esse raggiungono i canapifici e gli opifici del Sud e del Nord per iniziare la loro complessa trasformazione. A seconda dell’uso cui il filato deve adibirsi variano, naturalmente, i successivi procedimenti di lavorazione, al termine dei quali sia filati che tessuti, garantiti dal nostro marchio, si presentano sul mercato nazionale e internazionale, per la maggior soddisfazione di tutte le massaie.

“Dal seme al tessuto”: la frase riassume un ciclo di lavorazione tra i più interessanti della nostra agricoltura, del quale non vanno trascurati i fattori sociali, economici e finanziari che esso coinvolge. Intere famiglie di contadini vivono sulla produzione della canapa, intere famiglie di operai trovano lavoro nell’industria tessile, mentre i tecnici studiano continuamente per migliorare il tessuto e dare a lei, cara lettrice, la possibilità di fruire, tra la splendida gamma dei manufatti, di quelli che maggiormente sono di suo gusto.

Allorquando, giovane fidanzata, si presenta alla soglia di una nuova vita, ricorderà forse le parole della nonna, che il suo corredo aveva in canapa: “La canapa non si consuma mai, e più la lavi più diventa bella!”. Giovane sposa o mamma, il suo regno è la casa e mi tornano all’orecchio quelle parole semplici e sincere di una massaia che con tanta naturalezza enunciò: “Canapa dice casa felice”. Ora, lei sa tutto su questa nostra fibra, sia pure in forma molto riassuntiva, e sono sicuro che, accarezzando il fresco tessuto di canapa, da oggi lei penserà a quelle verdi distese di campi in cui questa fibra preziosa assimilò linfa di vita!

Sandro Cappelletti”

In basso, un’immagine pubblicitaria “L’allegria delle donne di Casa Patroncini a Cocomaro di Cona (FE, ndr) ha un sapore fresco, come le ruvide tele di canapa fatte in casa, appese ad asciugare“.

La prossima volta pubblicheremo la seconda parte del fascicolo e vi parleremo di personaggi famosi e canapa, del “marchio degli Elefanti”, di canapa impiegata per lenzuola, biancheria, tovaglie e tanto altro ancora!

 

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Scuola: la tesina di maturità sulla Canapa

Gianmaria Cenedese è un giovane studente di liceo scientifico che quest’anno ha conseguito la maturità con una tesina importante e molto particolare, scegliendo come argomento la canapa.

Canapa – Tesina di Maturità 2013 (free download)

oppure consultala online (a fine post)

canapa tesina di maturitàCiò che ha portato Gianmaria a scegliere come soggetto  della sua tesi la canapa è stato il fatto di scoprire, navigando sul web, l’esistenza del libro “L’imperatore non è vestito” di Jack Herer, attivista statunitense, famoso per essere stato attivo nella lotta per la liberalizzazione della canapa ( e dal quale noi di Trame di Canapa attingiamo spesso per i nostri interventi nel blog, ndr).

Come lo stesso Gianmaria afferma nelle  motivazione della scelta “tutti conoscono solo un piccolo aspetto della cannabis, infatti il suo nome viene subito associato a qualcosa di negativo: leggendo il libro ho scoperto che è una pianta antichissima, che alle spalle ha 10 mila anni di utilizzi e solo 80 anni di duro proibizionismo.
Essendo la pianta con maggiore biomassa del regno vegetale, e avendo più utilizzi di qualsiasi altra, ho cominciato ad approfondire l’argomento cercando di distaccarmi dall’ideologia proibizionista che è stata tramandata nell’ultimo secolo.

Si parla oggi di inquinamento, di effetto serra, di buco nell’ozono, di deforestazioni e di energie rinnovabili: problematiche gravi che sono sorte con il sorpasso dell’industria a danni dell’agricoltura; molte di queste potrebbero essere limitate o pian piano risolte
grazie proprio a questa pianta.

Purtroppo, viviamo nell’era dove gli interessi economici hanno più importanza dei bisogni e del benessere dell’uomo, quando basterebbe accorgersi che la natura ci ha già fornito la base per costruire un futuro che rispetti il pianeta su cui viviamo.”

Riteniamo che una tesina  sulla canapa discussa all’esame di maturità siamo un gran bel segno, sia per l’apertura della scuola e dei docenti verso la conoscenza di questa magica pianta, sia per il desiderio di giovani ragazzi come Gianmaria di studiare, rivalutare e reintegrare la sua coltivazione e i migliaia di prodotti che è possibile ottenere dalla canapa.

 

 

 

 

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La Canapa in India

La Canapa in India

Canapa IndiaNella quarta raccolta dei Veda (scritti sacri della religione induista) gli Atharvaveda, composti tra il 1500 e il 1200 a.C., la canapa viene descritta come una pianta magica e curativa. Gli Atharvaveda contengono formule magiche utili alla guarigione dei malati. In questo libro si parla anche del bhang, che aiuta a scacciare le paure.

Il termine bhang, o bhanga, indica le foglie secche della pianta di canapa femminile o maschile. Secondo la tradizione induista, i giuramenti si facevano sulle foglie di canapa. Il bhang veniva offerto agli dei e in particolare a Baldev, il fratello più vecchio di Krishna.
Insieme al bhang venivano usati anche la ganja, ottenuta con i fiori e le foglie apicali della pianta femminile, e la charas, il prodotto della cannabis dagli effetti più forti, per via dell’ alto contenuti di resina. Bhang è il vecchio nome della canapa e qualche volta denomina anche la ganja. Per i riti religiosi ci si riferisce solo al bhang. Veniva consumato soprattutto sotto forma di bevanda insieme a zucchero, succhi di frutta e latte e a varie spezie come pepe, cardamomo e cannella.

Preparazioni a base di canapa vengono citate anche nel trattato medico Sùsruta-Samhità, scritto negli ultimi secoli prima della Svolta dei tempi e che ha assunto la sua forma attuale nel VII secolo. Da allora, la cannabis sarà utilizzata come rimedio contro la flemma, la diarrea con muco e nei sintomi delle patologie biliari come febbre e dolori.

La medicina induista tradizionale, cosiddetta ayurvedica, ha continuato a svilupparsi anche in epoca moderna e in India costituisce ancora oggi il più importante sistema medico di riferimento. In diversi manuali di medicina ayurvedica, la ganja o il bhang sono i rimedi indicati per stimolare l’ appetito e contro la lebbra. Preparati a base di cannabis vengono inoltre indicati per favorire il sonno, scacciare i malumori, rinforzare l’ energia vitale e come afrodisiaci; erano inoltre considerati utili per sconfiggere l’ affaticamento da lavoro.

I benefici effetti della cannabis sul sistema nervoso sono noti in India da centinaia di anni. La canapa ad alta concentrazione di THC veniva impiegata nell’ epilessia, il mal di testa, l’ isteria, le nevralgie, la sciatica e il tetano. Era comunemente usata per combattere stati dolorosi e febbrili. In questo caso il THC e altri cannabinoidi venivano somministrati per via orale o con applicazioni locali di impacchi posti sulle zone infiammate. La charas, posta sui denti cariati ne leniva il dolore. La cannabis veniva usata per calmare i dolori da parto e nei disturbi mestruali.

Hemp EgiptL’ impiego contro diarrea e colera è scientificamente spiegabile con il fatto che la cannabis diminuisce la peristalsi intestinale. Oltre a ciò, con la cannabis venivano trattate le patologie delle vie respiratorie come febbre da fieno, bronchite, asma e tosse.
E’ ben noto che, nel Medioevo, avvenivano molteplici scambi tra l’ India e i Paesi arabi: il califfo Harun-ar-Rashid, riconoscendo l’ efficacia della medicina indiana, aveva fatto giungere da Baghdad alcuni medici indiani per costruire ospedali e una scuola di medicina.

Nell’ antico Egitto e in Assiria, d’altronde, era già diffuso l’ uso terapeutico della canapa, come dimostrano antichi trattati di medicina. L’ effetto “ebbrezza” della cannabis era presumibilmente conosciuto anche dai persiani e gli sciiti, ma un utilizzo medico presso questi popoli non è confermato.

In Assiria, alla cannabis era associato il temine harmun. Dal momento che questa espressione ha le sue radici nel termine semita che significa bandire, si vuole probabilmente indicare che la cannabis poteva essere utilizzata solo da sacerdoti e medici, mentre era vietata agli altri. Harmun definisce anche le reti da pesca, per cui possiamo pensare che fossero tessute con filo di canapa.

 

 

FONTE:Franjo Grotenhermer e Renate HuppertzJanet E.
LA CANAPA COME MEDICINA
Leoncavallo Libri, 1999, Milano, L.18.000

Franjo Grotenhermer , medico, e Renate Huppertz, ingegnere agrario, sono collaboratori del nova-Institut di Colonia, un istituto di ricerca tedesco che lavora per la reintroduzione della canapa nel circuito economico europeo.

Il loro libro e’ una guida sintetica e completa per quanti, medici o pazienti, hanno interesse ad approfondire i risvolti, teorici e pratici, connessi all’uso terapeutico di queste sostanze. Una delle poche che, grazie alla traduzione dal tedesco all’italiano propostaci dalla Leoncavallo Libri, risulti facilmente accessibile al pubblico italiano.

La meritoria opera di traduzione è purtroppo funestata da una serie di refusi, che talora rendono di difficile comprensione alcuni passaggi. In questo ERRATA CORRIGE, fornitoci dai curatori della traduzione, potete trovare la correzione di alcuni di essi.

 

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Ricette con la canapa dello Chef Iader, su Youtube (Bottega della Canapa Channel)

Ricette con la canapa dello Chef Iader, su Youtube (Bottega della Canapa Channel)

Ricette con la canapa dello chef Iader

Prende il via la collaborazione tra  Bottega della Canapa ® e lo chef romagnolo Iader, specializzato in cucina giapponese, con una serie di video ricette intitolate “Le ricette con la canapa dello chef Iader“: verranno presentate dei piatti speciali a base di olio di canapa bio, semi di canapa interi e decorticati e pasta di farina di canapa bio con grano duro o con riso semintegrale ( si tratta di pasta senza glutine) e preparati personalmente dallo chef con l’aggiunta di pesce  e crostacei freschi,  frutti di mare,  alimenti bio, a km 0 e anche vegani.

 

Iader vanta una lunga esperienza come chef in Giappone dove ha potuto perfezionare le sue abilità culinarie unendo l’arte della cucina giapponese alla tradizionale cucina romagnola.

Lo chef Iader gestisce un ristorante a Gambettola (FC), “Iader l’Ostello e il ristorante“,  rinomato per la cucina giapponese  con pietanze a base di pesce freschissimo e per il servizio impeccabile.

IL VIDEO

 

 

In questo video, Iader vi presenta i “Fiori di canapa con Salmone e Picadilly“, piatto delizioso preparato utilizzando i prodotti di Bottega della Canapa: Olio di canapa biologico spremuto a freddo, Fiori a base di grano duro e farina di canapa bio, con l’aggiunta di semi decorticati di canapa, porro, aglio fresco, un rametto di aneto, un trancio di salmone fresco, pomodori picadilly freschi, vino bianco, peperoncino a scelta e pepe rosa.

Il piatto è servito, buona visione e buon appetito!!!

 

 

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Usi interni ed esterni dell’ olio di canapa

Olio di canapaL’olio di canapa puro spremuto a freddo non solo è una sostanza naturale preziosa in cucina e nella preparazione dei cosmetici ma è anche un rimedio interno ed esterno di alta qualità.

Uso interno: rafforza il sistema immunitario, nutre la pelle e i capelli, pulisce le arterie. Una miscela di olio di canapa e acqua o thè (emulsione) aiuta nelle fasi iniziali dell’ittero e regola la coagulazione del sangue.

Uso esterno: cura la pelle e i capelli (ideale anche per i massaggi), mitiga tutte le irritazioni cutanee comprese le neurodermatiti.

 

Inoltre, se assunto quotidianamente, l’olio di canapa ci protegge dalle malattie metaboliche, arteriosclerotiche, vascolari e cardiovascolari che sono, secondo un sondaggio recente, parzialmente attribuite a una frazione eccessivamente alta di acidi grassi saturi e transaturi (o idrogenati) nei cibi.

Ne è stata inoltre dimostrata l’efficacia per la cura di diverse patologie: diabete, artrosi, artrite remautoide, sindromi ginecologiche e neurologiche, psoriasi, eczemi emicosi, pneumopatie, depressione.

 

Acquista online l’ olio di canapa biologico spremuto a freddo di Bottega della Canapa

 

 

Olio di canapa biologico spremuto a freddo

 

 

Fonte: “Cannabis – Proprietà terapeutiche e altri utilizzi” di Gisela Schreiber, Tecniche Nuove (Natura&Salute), 1997

Edizione originale: “Handbuch Hanf”  1997, Wilhelm Heyne Verlag GmbH & Co. KG, Munchen, Germania

 

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Sedanini di Canapa bio: la ricetta di Morena Salvino!

Morena SalvinoMorena Salvino è una attrice e modella, che lavora da anni nel mondo del cinema, della Tv e della pubblicità…da qualche tempo ha deciso di aprire un blog di cucina , Le ricette di Morena, in cui si diletta a pubblicare le proprie ricette e condividerle con i propri fan e followers….”...non per essere chef…solo per il gusto di mangiare!”

 

Bottega della Canapa ha proposto alla simpatica Morena una collaborazione, accettata con piacere dalla nostra amica…ed ecco il primo frutto della sua fantasia e arte culinaria!

 

Morena Salvino ha creato per noi (e per voi!) una deliziosissima ricetta utilizzando i Sedanini di Canapa bio, un peperone, due zucchine verdi piccole, una carota media, uno spicchio d’aglio, timo,basilico, peperoncino secco, sale q.b.  e il nostro Olio di Semi di Canapa Biologico!

Leggi la preparazione direttamente dal Blog di Morena

La ricetta di Morena Salvino

Il piatto realizzato è inoltre perfetto per i vegetariani, i vegani e per chi soffre di celiachia: La nostra PASTA  DI RISO SEMINTEGRALE E CANAPA SATIVA BIO, realizzata artigianalmente in Emilia Romagna utilizzando farina di riso semintegrale e  farina di semi di canapa sativa bio, viene lavorata ad essiccatura lenta e a bassa temperatura per mantenere le proprietà nutrizionali ed è caratterizzata da alto valore nutritivo. Fonte di fibre e proteine, è indicata per le diete senza glutine, l’unica terapia attualmente disponibile per chi soffre di CELIACHIA E ALTRE INTOLLERANZE: grazie a questa gustosa alternativa è possibile attuare un’equilibrata e corretta dieta mediterranea anche in assenza del glutine, presente nel pane e nella pasta tradizionale.

 

“Facendo molto sport bisogna reintegrarsi, questi prodotti sono degli ottimi antiossidanti naturali!” consiglia Morena, che ringraziamo con affetto.

Buon appetito a tutti!

 

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INDICASATIVA TRADE:Bottega della Canapa sarà presente alla Fiera della Canapa (7-8-9 Giugno 2013)

Indicasativa TradeSiamo lieti di annunciare che Bottega della Canapa sarà presente con un proprio spazio stand alla prima edizione di INDICASATIVATRADE, la fiera della canapa e delle tecnologie dedicate

La manifestazione si terrà in ITALIA, nella regione MARCHE, nella città di FERMO presso il centro fieristico FermoForum il 7-8-9 giugno 2013.

La Fiera si pone, come scopo principale, quello di lasciare esprimere agli espositori e alle altre figure che interverranno, la molteplicità degli utilizzi e delle proprietà della pianta di canapa:

- i metodi di coltivazione innovativi fuori suolo, risparmio energetico e dell’acqua;
- bio-edilizia, eco-sostenibilità e basso impatto ambientale;
- settore tessile e moda;
- utilizzo nell’ambito di una medicina preventiva e non allopatica;
- cosmetici bio/eco a base di canapa;
- alimenti (farine, olio, cioccolato, bevande)
- sementi.

 

Ecco il PROGRAMMA IndicaSativa Trade 2013

venerdì 7 giugno

h 11,00 APERTURA FIERA

 h 11,30

• Sfilata di abiti in canapa curata da Campo di Canapa – Firenze

h 12,00 area conferenze

• seminario sulle proprietà dell’Olio di canapa

h 14,00 area conferenze

• videoproiezioni

h 15,30 area conferenze

• incontro con Racale Cannabis Social Club

sabato 8 giugno

h 11,00 APERTURA FIERA

h 11,30 area conferenze

• incontro con Assocanapa

Cannabis Protectio, la filiera della canapa italiana

con Cesare Quaglia del Direttivo Nazionale Assocanapa, Piemonte

Canapa, una storia antica per un mondo nuovo

con Paolo Gullino, Direttivo Nazionale Assocanapa, Toscana

h 14,00 area conferenze

• videoproiezioni

h 15,30 area conferenze

• apertura convegno: “Canapa come risorsa e opportunità di lavoro

conduce e modera: Matteo Gracis editore e giornalista indipendente direttore editoriale della rivista Dolce Vita e amministratore del portale Enjoint.com

partecipano: Cesare Quaglia del direttivo nazionale Assocanapa, Claudio Natile fondatore e Presidente di CanaPuglia referente AssoCanapa in Puglia dal 2011, l’Onorevole Franco Giordano direzione nazionale SEL, il Senatore Dario Stefàno Coordinatore della commissione Politiche Agricole del Senato, Alessandro Buccolieri produttore di terricci in canapa, Alberto Sciolari responsabile del progetto ItaliaNepalCanapa.

domenica 9 giugno

h 11,00 APERTURA FIERA

h 11,30 area conferenze

• videoproiezioni

h 12,00

• Sfilata di abiti in canapa curata da Campo di Canapa – Firenze

h 14,00 area conferenze

• incontro con l’autore. presentazione del libro “canapa medica” di Fabrizio Dentini

h 15,30 area conferenze

• apertura dibattito: “canapa: l’uso terapeutico, l’uso ludico e la vigente legislazione

conduce e modera: Fabrizio Dentini responsabile Soft Secreets Italia

partecipano: Consigliere Regione Marche Rosalba Ortenzi promotori della legge regionale sull’uso terapeutico della cannabis, il Consigliere Regionale Raffaele Bucciarelli, l’Onorevole Luciano Agostini, Giancarlo Cecconi attivista antiproibizionista e fondatore di ASCIA, Roberto C. Giorgio breeder di varietà medicinali e membro della CBD Crew, l’Avvocato Carlo Alberto Zaina penalista patrocinante in Cassazione, Mefisto attivista antiproibizionista italiano e coordinatore per l’Italia della Marijuana Million March, Dott.ssa Alessandra Viazzi Presidente dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis, Giampaolo Grassi primo ricercatore del Centro Sperimentale di Rovigo per l’agricoltura, Alberto Sciolari Vice-presidente dell’Associazione Pazienti Impazienti Cannabis.


SABATO 8 GIUGNO REGGAE PARTY ON THE BEACH

by

INDICASATIVA PARTY

Ingresso Visitatori

Da venerdì 7 a Domenica 9 Giugno 2013
Orario di apertura tutti i giorni • 11.00 – 20.30

Dove

Quartiere fieristico FERMOFORUM:
via G. Agnelli snc • c.da girola
63900 Fermo (FM) • Marche • Italy

Costo Biglietto

€   8,00 per la giornata di venerdì 7
€ 12,00 per la giornata di sabato 8 o domenica 9

Per l’ingresso come gruppo o comitiva contattare l’organizzazione: email info@indicasativatrade.com

 

 

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Canapa medica nell’ antica Cina

 

In Cina, le tracce della coltivazione della canapa risalgono al III millenio avanti Cristo. I semi di canapa, insieme a quelli di miglio, erano considerati tra i più importanti nell’ alimentazione. La prima citazione nota dell’ uso della cannabis è contenuta in un testo tradizionale della medicina cinese, il Shen Nung Ben Ts’ ao che, secondo la leggenda, sarebbe stata composta nel 2737 a.C. dal mitico fondatore della scienza medica cinese, l’ imperatore Shen Nung.

In un altro testo pervenutoci, lo Shih-Ching, del IX secolo, viene descritto l’ utilizzo nei riti religiosi della cannabis, che era già definita pianta sacra nel Chu-Tzu. Lo Shen Nung Ben Ts’ ao descrive l’ utilizzo di trecento farmaci, tra i quali la cannabis, che in cinese si chiama ma. Il termine “ma” allude però a effetti psichici negativi.

La canapa medica veniva impiegata per la cura dei dolori di origine reumatica e gottosa, dei disturbi ginecologici, della malaria e del beri-beri. La malaria è spesso accompagnata dal mal di testa, il beri-beri, dovuto alla carenza di vitamina B1, da disturbi neurologici: si può desumere che la cannabis servisse a curarne i sintomi.
Il chirurgo cinese Hua T’ o, nel corso delle operazioni, impiegava la cannabis come anestetico. Si pensa che venissero somministrate dosi masicce di ma-yo  – una mistura di resina di cannabis e di vino – fino allo svenimento. Hua T’ o, per lenire i dolori utilizzava accanto alla ma-yo anche l’ agopuntura e la moxa. In uno studio del 1988, il THC, combinato con gli oppiacei, è indicato per lenire il dolore dell’ agopuntura elettrica. Pare verosimile che l’ efficacia della canapa e dell’ agopuntura fosse già nota duemila anni fa.

 

Per migliaia d’ anni, un manuale di riferimento della medicina cinese è stato quello in cinquanta volumi Ben TS’ ao Kang Mu di Li Shih-Chen, redatto nel XVI secolo, sotto la dinastia Ming. Li Shih-Chen aveva raccolto e sistematizzato la conoscenza medica di centinaia di piante, di animali e di ottomila preparazioni mediche, delle quali molte ancora utilizzate.
Oltre al THC, in Cina veniva utilizzato per scopi medici anche il seme di canapa. Risalgono al XIV secolo le prime indicazioni circa l’ utilizzo dei semi dalle molteplici proprietà. Un prolungato consumo di semi di canapa avrebbe garantito longevità e buona salute.

I semi di canapa venivano somministrati nei casi di dismenorrea, di indigestione oppure nella tendenza alla debolezza intestinale, nel vomito, nelle intossicazioni e nella diarrea. Nelle malattie della pelle, nelle ulcere, nella lebbra e nelle ferite era molto diffuso anche l’ utilizzo esterno dell’ olio e del succo della pianta. La validità dell’ utilizzo esterno trova conferma nell’ azione antibiotica dei cannabinoidi, dimostrata negli ultimi decenni e dovuta agli acidi gamma-linolenici presenti nell’ olio.

 

FONTE:Franjo Grotenhermer e Renate HuppertzJanet E.
LA CANAPA COME MEDICINA
Leoncavallo Libri, 1999, Milano, L.18.000

Franjo Grotenhermer , medico, e Renate Huppertz, ingegnere agrario, sono collaboratori del nova-Institut di Colonia, un istituto di ricerca tedesco che lavora per la reintroduzione della canapa nel circuito economico europeo.

Il loro libro e’ una guida sintetica e completa per quanti, medici o pazienti, hanno interesse ad approfondire i risvolti, teorici e pratici, connessi all’uso terapeutico di queste sostanze. Una delle poche che, grazie alla traduzione dal tedesco all’italiano propostaci dalla Leoncavallo Libri, risulti facilmente accessibile al pubblico italiano.

 

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Pasta SENZA GLUTINE di Bottega della Canapa®: per chi soffre di celiachia e altre intolleranze

Fusillini e Sedanini senza glutineEcco la grande novità di Bottega della Canapa® del 2013: la linea di alimenti naturali si arricchisce della pasta senza glutine alla canapa!

La “specialità alimentare di riso semintegrale e canapa sativa bio” è disponibile in 2 formati : Fusillini e Sedanini, in comode confezioni da 150 e 350 grammi.

Realizzata artigianalmente in Emilia Romagna utilizzando farina di riso semintegrale del Piemonte e  farina di semi di canapa sativa bio, viene lavorata ad essiccatura lenta e a bassa temperatura per mantenere le proprietà nutrizionali ed è caratterizzata da alto valore nutritivo.

 

CELIACHIA… MA NON SOLO

Fonte di fibre e proteine, è indicata per le diete senza glutine, l’unica terapia attualmente disponibile per chi soffre di CELIACHIA E ALTRE INTOLLERANZE: grazie a questa gustosa alternativa è possibile attuare un’equilibrata e corretta dieta mediterranea anche in assenza del glutine, presente nel pane e nella pasta tradizionale.

La Celiachia è una malattia autoimmune dell’intestino tenue, che si verifica in individui di tutte le età, geneticamente predisposti. I sintomi includono diarrea cronica, ritardo della crescita nei bambini e stanchezza ma, a volte, questi sintomi possono essere anche assenti. La malattia è causata da una reazione alla gliadina, una prolammina (proteina del glutine) presente nel grano e da proteine ​​simili che si trovano nelle tribù di Triticeae, che comprendono altri cereali comuni, quali orzo e segala.  L’esposizione alla gliadina causa una reazione infiammatoria. Ciò porta ad un troncamento dei villi che rivestono l’intestino tenue, chiamata atrofia dei villi. Ciò interferisce con l’assorbimento delle sostanze nutritive, poiché i villi intestinali ne sono responsabili.

L’unico trattamento efficace conosciuto è una permanente dieta priva di glutine. 

CeliachiaSi ritiene che la malattia affligga, negli Stati Uniti d’America, da un individuo su 1750 (definita come casi clinici, tra cui la Dermatite erpetiforme) a 1 su 105 (definita dalla presenza di IgA TG nei donatori di sangue). Studi sulla popolazione in Europa, India, Sud America, Australia e negli Stati Uniti indicano che la prevalenza nei bambini può essere compresa tra lo 0,33 e l’1,06%. Nelle popolazioni che ricevono cure primarie quando accusano i sintomi gastrointestinali, la prevalenza della malattia celiaca sale a circa il 3%.

Secondo dati pubblicati dall’Associazione Italiana Celiachia, in Italia si stima la presenza di circa 380.000 persone celiache (incidenza di 1/150 sulla popolazione italiana di 57.000.000 individui), l’85% dei quali (323.000 individui) asintomatici non diagnosticati, mentre solo il 15% dei malati (57.000 pazienti) soffrirebbe quindi di una forma di celiachia sintomatica. Secondo la Relazione annuale al Parlamento sulla Celiachia del 2011, a cura del Ministero della Salute, in Italia ci sono celiaci 135.800 persone che si sono sottoposte ai test e che sono risultate positive, ma in realtà sono solo un quarto di quelli stimati, che ammonterebbero dunque a circa 540.000, quasi 1 su 100 considerando l’intera popolazione italiana.

Dolori addominali, nausea, vomito, gonfiore, stanchezza cronica, stitichezza o diarrea: sembra malattia celiaca, ma in gioco potrebbe esserci un altro disturbo, definito semplicemente “Sensibilità al glutine”. Colpisce in Italia il 6 per cento della popolazione, rispetto all’1 per cento della celiachia e va ad arricchire l’elenco delle intolleranze alimentari ad alcuni cereali, come frumento, orzo, farro e avena. Tra gli altri sintomi, ci sono anche il dolore alle articolazioni, la cefalea, gli eczemi della pelle e i disturbi dell’umore, con instabilità e depressione.

 

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Fusillini senza glutine

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Sedanini senza glutine

Analisi nutrizionali per 100ml

Calorie: 352 kcal/ 1494 kJ

Proteine: 13,5 g

Fibre: 3,6 g

Carboidrati: 69,4 g

Acidi grassi monoinsaturi: 0,11 g

Acidi grassi polinsaturi: 0,18 g
No OGM.

Si consiglia di aggiungere all’acqua salata di cottura due cucchiai di olio e rispettare i tempi di cottura riportati in etichette.

RICETTA CONSIGLIATA
Condire con olio di canapa un trito di olive, capperi in aggiunta pomodorini ciliegino tagliati a cubetti e basilico.

 

ALIMENTI NATURALI Bottega della Canapa®
Buon gusto per la salute

Bottega della Canapa® ha creato nel 2012 una propria linea di
alimenti naturali a base di olio e semi di canapa biologica.

Il seme di canapa è uno dei frutti oleiferi con i valori nutrizionali più alti. Per migliaia di anni la canapa è stata usata per la nutrizione umana, e fino al XIX° secolo era una pianta da olio ben conosciuta ed apprezzata. Da circa 20 anni la canapa ha celebrato il suo ritorno come risorsa naturale autorigenerante e fornitrice di fibre e semi di alta qualità.

 

Fonte: http://lifestyle.tiscali.it/socialnews/salute/Stagno/1776/articoli/Sembra-celiachia-ma-non-lo.html

 

 

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Curarsi con la canapa medica in Italia: ora è legale, sì al farmaco

Questo è un grande passo per la medicina in Italia: con un decreto del Ministro della salute Balduzzi, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n°33 dell’ 8 Febbraio 2013, i medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture) sono stati inseriti nella tabella II, sezione B, aggiornando il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

Il decreto è entrato in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Cosa significa?

Vuol dire che dal 23 febbraio 2013 la cannabis e i suoi derivati sono prescrivibili come farmaci, con procedure meno farraginose per il suo ottenimento. La canapa medica viene così aggiunta alle sostanze che ai sensi dell’attuale normativa si trovano sia in Tabella I (v. oltre) che in Tabella II: casi tipici, la morfina nella sezione A, molti ansiolitici e sonniferi nella Sezione B.

In realtà, in base al decreto ministeriale del 18 aprile 2007, nella medesima tabella era già stato aggiunto il Delta-9 tetraidrocannabinolo e il Dronabinolo, aprendo così la strada ai farmaci di origine sintetica. Con questo nuovo decreto, si ammettono anche medicinali a base naturale.

C’era già stato un via libera, negli ultimi anni, all’utilizzo in forma sperimentale della canapa medica ad alcune regioni: Marche, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia.

Considerate le sempre più chiare evidenze degli effetti terapeutici della cannabis in più d’una patologia neurologica, con l’attenuazione di dolori e altri sintomi, alla palliazione dei gravi effetti collaterali di molti trattamenti contro i tumori nei pazienti oncologici con gravi sofferenze provocate dalle terapie radio- e chemioterapiche, nel glaucoma e  addirittura, forse, come prevenzione del diabete degli adulti, sarebbe sin troppo facile recriminare per il ritardo con il quale si è finalmente giunti a questo atto da tempo dovuto. Stiamo parlando di patologie come epilessia, sclerosi multipla, sindrome di Tourette, spasticità nelle lesioni midollari (tetraplegia, paraplegia), patologie tumorali, malattie psichiatriche e molte patologie neurologiche, malattie autoimmuni (lupus eritematoso) e malattie neurodegenerative (morbo di Alzheimer, corea di Huntington, morbo di Parkinson), patologie cardiovascolari (arteriosclerosi, ipertensione arteriosa), artrite reumatoide, traumi celebrali/ictus, malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn, colite ulcerosa), asma, anoressia, Aids, sindromi da astinenza nelle dipendenze da sostanze, insonnia, incontinenza, allergie, sindromi ansioso-depressive ed altre ancora.

Va comunque ricordato come il precedente governo, dominato dalla “filosofia” Giovanardi-Serpelloni, favorito nella sua ostinazione ultraproibizionista dalle posizioni di illustri esperti – a partire dal direttore dell’Istituto Mario Negri professor Silvio Garattini, membro di tutte le commissioni ufficiali possibili e immaginabili – i quali seguitavano a sostenere l’assenza di prove scientifiche degli effetti terapeutici della cannabis, avessero sempre fatto orecchio da mercante alle proposte di un tale riconoscimento.” scrivono su fuoriluogo.it.

E ancora “Pare quindi che si possano applicare alla micidiale Guerra alle droghe le parole pronunciate da Winston Churchill in uno dei momenti cruciali della seconda guerra mondiale: non siamo di certo alla fine, e neanche al principio della fine, ma forse almeno alla fine del principio. Restano infatti tutti gli orrori della Fini-Giovanardi del 2006, innestati su quelli del precedente Testo Unico Jervolino-Vassalli, a partire dall’assimilazione della cannabis alle droghe più dure in un’unica lista – la Tabella I, appunto. Ma neanche vogliamo nasconderci un altro significato positivo del suddetto decreto, sostenuto dal parere dell’Istituto superiore di sanità e poi da quello del Consiglio superiore di sanità: cioè che la collocazione dei derivati della cannabis nella sezione B della Tabella II, comprendente le sostanze a minor rischio di abuso e dipendenza, clamorosamente smentisce la assimilazione della cannabis alle droghe più dure in Tabella I.”

I farmaci a base di cannabis arriveranno presto in farmacia?

Impossibile in breve spazio elencare le condizioni e i passaggi necessari perché i derivati della cannabis arrivino alle farmacie: cioè la presentazione da parte delle ditte delle richieste e dei relativi dossier medico-scientifici; il loro esame a fini di registrazione, poi di assegnazione auspicabilmente alla fascia A (quella a carico dei Servizi sanitari regionali). Son tutte condizioni il cui rapido superamento dipende dai rapporti di forza: tra i politici favorevoli, le associazioni dei cittadini, auspicabilmente almeno parte delle società mediche e scientifiche, da un lato; dall’ altro i soliti noti che a non mancheranno di remare contro.

 

Fonti:

http://www.fuoriluogo.it/blog/2013/02/19/la-canapa-e-un-farmaco/

http://www.cadoinpiedi.it/2013/04/08/anche_in_italia_e_possibile_curarsi_con_la_cannabis.html

http://genova.erasuperba.it/inchieste-genova/cannabis-terapeutica-marijuana-medicina-legge-burocrazia

 

 

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L’ olio di canapa come cura: i suoi benefici

Olio di canapa premuto a freddo - Bottega della CanapaPubblichiamo un’articolo molto interessante che ci aiuta a capire i benefici che derivano dall’ assunzione dell’ olio di canapa.

Su questo argomento è stata  intervistata Antonella Chiechi, medico chirurgo, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio. Potete trovare l’articolo su Aam Terranuova  (n.262 di giugno 2011).

“Dottoressa Chiechi, ci spiega innanzitutto quali sono i principali benefici legati al consumo di olio di canapa?

Una dieta ricca di acidi grassi insaturi migliora il metabolismo del colesterolo nel sangue, abbassando in particolare il colesterolo “cattivo” LDL e mantenendo il livelli desiderati di HDL. Questo effetto deriva in particolar modo dall’acido oleico, elemento principale  dell’olio d’oliva, e dagli acidi grassi omega-3 e omega-6.
L’acido linoleico omega-6 e l’acido alfa-linolenico omega-3 sono acidi grassi essenziali, il corpo di fatto non riesce a sintetizzarli da altre molecole. Questi acidi devono essere necessariamente presenti nella nostra dieta in quantità sufficiente per non sviluppare sintomi di carenza. Globalmente gli acidi grassi polinsaturi omega-6 e omega-3 dovrebbero essere assunti in una proporzione ideale di 3:1 fino 5:1.
Il seme di canapa presenta una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità e di composizione equilibrata, costituita per il 70-75% da una miscela di acidi grassi polinsaturi quali omega-6, omega-3 e l’acido gammalinolenico, insostituibile nel processo di sintesi delle prostaglandine, sostanze che regolano l’attività di numerose ghiandole, dei muscoli e dei ricettori nervosi. L’alto valore dell’olio di canapa risiede nel suo fornirci entrambi gli EFA (acidi grassi essenziali) in una proporzione benefica per l’uomo (3:1).
Spesso alcuni alimenti sono ricchi di principi nutritivi, ma la biodisponibilità risulta poi ridotta. Cosa dire della canapa a questo proposito?
La maggior parte degli oli vegetali non contiene il rapporto ottimale di omega-6/omega-3 (3:1), e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove accumulo di prodotti metabolici. Considerevole anche la dotazione di vitamine A, E (antiossidanti naturali), PP, C e del gruppo B oltre che di carboidrati e aminoacidi.

 

Com’è meglio consumare l’olio di canapa? Sempre e solo a crudo? Si può anche scaldare senza perderne le qualità?
L’olio di canapa ha un odore e un sapore gradevole e può essere utilizzato, sempre a freddo, come condimento per l’insalata, la pasta, il pesce, oppure essere introdotto nell’uso quotidiano al posto degli altri oli di semi.
Come per tutti gli oli vegetali, è importante la qualità dei semi, meglio se biologici; la spremitura a freddo; la conservazione in ambiente fresco e al buoi per evitare l’ossidazione e l’irrancidimento, inconvenienti che che possono essere evitati con l’uso di contenitori di vetro scuro e mantenendo la bottiglia in luogo fresco, o nel frigo dopo l’apertura.
Quali sono le dosi raccomandate?
L’individuo sano deve assumere preventivamente 10-15ml (circa 2 cucchiai) d’olio di canapa al giorno, per tutto l’anno, con eccezione dei mesi più caldi. Questa dose minima può essere aumentata nel momento del bisogno.

 

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La Canapa a Geo & Geo -RAITRE (Martedi 19 Marzo 2013)

Martedi 19 Marzo è andato in onda su RAI TRE un servizio sulla canapa all’interno del programma Geo & Geo condotto da Sveva Sagramola: si è parlato della produzione della canapa in Italia, della fibra di canapa e dei suoi usi e un cuoco professionista dell’Università dei Sapori di Perugia ha preparato degli ottimi piatti a base di semi e olio di canapa.

 

 

Guardiamolo insieme!

 

 

 

 

 

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CREME ANTI INVECCHIAMENTO: GIOVANE A QUALE COSTO? (da AAM TERRA NUOVA)

Sul numero di Marzo 2013 della rivista mensile “AAM TERRA NUOVA” è stato pubblicato un articolo utilissimo e ricco di informazioni per chi vuole approfondire la tematica delle creme anti invecchiamento (dette anche anti-età). Al’interno è presente anche una scheda comparativa di alcuni prodotti cosmetici naturali, tra cui la crema viso anti-età all’ Olio di Canapa e Collagene Vegetale di Bottega della Canapa®.

Postiamo alcuni estratti dell’articolo:

“L’industria cosmetica non conosce crisi e lavora alacremente per formulare preparati “antietà” in grado di regalarci il sogno di un’eterna giovinezza. Dalla bava di lumaca a siero di vipera, dai nanomateriali agli antiossidanti vegetali, cerchiamo di capire quali ingredienti evitare per tutelare la nostra salute e non farci ingannare dalle false promesse.

creme anti invecchiamento_ giovani a quale costoSu tre creme per il viso vendute in Italia due sono creme antirughe, vale a dire il 40% dei cosmetici totali per il viso.  Per mantenere la giovinezza della pelle, gli italiani spendono annualmente circa 505 milioni di euro: un mercato importante, che fa gola a multinazionali e a piccole e medie imprese. Claim  e slogan pubblicitari si susseguono sempre più suadenti, spingendoci a mettere mano al portafogli pur di assicurarci un’imperitura giovinezza. Tuttavia non sono ancora stati inventati elisir magici, ed è quindi necessario capire cosa possiamo ragionevolmente chiedere a una crema antirughe.

Innanzitutto chiamiamola con il suo vero nome: anti-aging, ovvero antinvecchiamento. L’Unione europea infatti non consente più alle creme di chiamarsi antirughe, proprio perché non sono in grado  di eliminarle. “Possono però ridurle visibilmente e migliorare la resistenza della pelle agli agenti atmosferici” ci rassicura Silvia Gatti, formulatrice di Microna, laboratorio che sviluppa nuovi principi attivi e testa tossicità e performance delle ricette cosmetiche. “La cosmesi ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni, in parallelo allo sviluppo della conoscenza della biochimica e della fisiologia della cute. Dopotutto, la ruga non è altro che una risposta infiammatoria a uno stimolo: una volta capite le cause, è possibile agire con una certa efficacia”.

 

Quanto conta l’intera formulazione?

È importante scegliere formulazioni che non contengano conservanti aggressivi per noi e per l’ambiente, e in cui il veicolo di base non sia un petrolato o un silicone. Accanto a questi ingredienti, ormai molto conosciuti e riconoscibili, la ricerca cosmetica sta affiancando sempre nuovi polimeri, nati per migliorare la texture del prodotto, la sua scorrevolezza e l’esperienza d’uso del consumatore.

creme anti invecchiamento a confronto

 

Fin dentro all’organismo

Per legge i cosmetici sono “sostanze e preparazioni, diverse dai medicinali, destinate a essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli o mantenerli in buono stato”.

“In realtà le creme non si limitano a rimanere in superficie” sostiene Carla Scesa, docente di chimica dei prodotti cosmetici all’Università Cattolica di Roma. “Alcuni ingredienti riescono a penetrare fino al derma, altrimenti non si spiegherebbe il funzionamento dei tanti cerotti transdermici in commercio”. Ecco il motivo per cui è importante che i cosmetici siano prodotti con ingredienti genuini.

“Attraverso i follicoli pilosebacei e gli spazi intercellulari, molti ingredienti riescono a penetrare nel nostro corpo” conferma Riccarda Serri, dermatologa e presidente dell’associazione di ecodermatologia Skineco. “Uno studio ha addirittura riscontrato nel latte materno la presenza di conservanti e filtri solari chimici comunemente usati nei cosmetici”.

 

Le insidie dell’infinitamente piccolo

La pelle è l’organo che regola lo scambio del nostro organismo con l’esterno: le sostanze riconosciute come affini vengono lasciate passare facilmente, soprattutto se hanno una dimensione sufficientemente piccola.

Infinitamente piccolo però non è necessariamente una caratteristica positiva: i nanomateriali (sostanze inferiori ai 100 nanometri) sono tenuti accuratamente sotto controllo dalla normativa europea, che obbliga i fabbricanti di cosmetici a dichiararli in etichetta. Il rischio è che penetrino troppo in profondità, entrando in circolo nel sangue e accumulandosi nell’organismo, con conseguenze ancora tutte da comprendere.

Fortunatamente, al momento queste sostanze si trovano quasi esclusivamente nelle creme solari, perché il biossido di titanio e l’ossido di zinco ridotti a dimensioni “nane” diventano facilmente spalmabili e trasparenti. La cosmesi anti-aging preferisce invece le microparticelle, leggermente più grandi e prive di questo tipo di rischi.

crema viso anti età all'olio di canapa e collagene vegetale

 

Non dimentichiamo gli oli!

Gli oli svolgono una funzione importante nel rigenerare la pelle, specialmente nel caso degli oli insaturi, con un alto contenuto di acidi grassi essenziali (omega 3 e 6) e con un’interessante frazione insaponificabile (tutto ciò che non è acido grasso). L’olio di argan,  l’olio di avocado, l’olio di canapa, sono tutti in grado di guarire piccole ferite ed eliminare piccole cicatrici. Questo perché, essendo sostanze organiche e quindi complesse, riescono a svolgere più di una funzione: antiossidante, antinfiammatoria, nutriente, rigenerante.

 

Antiossidanti, il regno dei derivati vegetali

Una crema anti-invecchiamento non potrà fare a meno degli antiossidanti. Il meccanismo è ben conosciuto: sole, fumo, stress, cattiva alimentazione fanno proliferare i radicali liberi (molecole caricate elettricamente), che innescano il processo di ossidazione, danneggiando, e quindi anche invecchiando, le cellule dell’epidermide.

Nel campo degli antiossidanti regna la naturalità: i più efficaci sono infatti i flavoni, ovvero “molecole che le stesse piante usano per proteggersi” spiega Marco Valussi, fitoterapeuta. “Nella pianta però non si trova mai un singolo antiossidante, ma un insieme di sostanze che si proteggono a vicenda. È bene verificare quindi che nella crema non ne sia stato inserito solo uno, oppure che ci sia un filtro solare che protegga non solo la pelle, ma anche gli antiossidanti contenuti. La singola sostanza può invece facilmente degradarsi, dando a sua volta inizio ad una reazione ossidativa, e diventando quindi causa del problema che vorremmo risolvere”.

Gli antiossidanti più conosciuti sono innanzitutto le vitamine A, C, E, insieme a molte sostanze prodotte dal metabolismo delle piante, come i polifenoli e molti appartenenti a questa grande famiglia di cui fanno parte i flavonoidi, classe a cui appartengono i flavoni e gli isoflavoni.

Silvia Gatti spiega ancora che “ le creme di ultima generazione non si limitano  a riparare i danni dell’ossidazione, ma stimolano alcune cellule della pelle, i fibroblasti, a svolgere al meglio il loro lavoro: produrre collagene, elastina e acido ialuronico. Per ottenere questo risultato la cosmesi utilizza sostanze di sintesi, soprattutto peptidi. Si tratta di minuscole porzioni di proteine, talmente piccole da penetrare nella pelle e arrivare al fibroblasto”.

 

Creme o sieri?

“Negli ultimi tempi, accanto alle tradizionali creme si sono affermati i sieri, presentati come composti più concentrati e più efficaci. Non sempre in realtà contengono una maggiore percentuale di principi attivi, ma molto spesso è così: non curano, ma migliorano immediatamente l’aspetto della cute, mentre i principi attivi lavorano sul lungo termine. I sieri sono necessari perché le sostanze liftanti nelle formulazioni ricche di lipidi, come le creme, sono poco efficienti” afferma Silvia Gatti del laboratorio cosmetologico Microna.

siero anti età all' olio  di canapa e CC

Inci: cosa evitare

Dove nell’Inci (International noenclature of cosmetic ingredients) si legge la parola acrylates ( per esempio: Acrylates/C10-30 Alkyl Acrylate Crosspolymer), significa che siamo in presenza di un ingrediente sicuramente non biodegradabile, perché derivato dal petrolio. Stesso discorso vale per altri polimeri sintetici, come Butylene/Etylene/Styrene Copolymer. Esistono additivi detti reologici che sono sicuramente più naturali, come la gomma xantana (Xhantam Gum) derivata dalla cellulosa o le carragenine (Carrageenan), ottenute dalle alghe rosse.

 

Fonti: AAM Terra Nuova, Marzo 2013, n°281

 

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BOTTEGA DELLA CANAPA ®: 10 ANNI DI STORIA (2003 – 2013)

Bottega della Canapa - AnniversarioEsattamente 10 anni fa, il 1° Marzo 2003, nasceva Bottega della Canapa®. Siamo partiti da Cesena, la nostra città, per poi espanderci con il franchising in altre città dell’Emilia Romagna, fino a completare il nostro ‘trittico’ con l’apertura, nel corso degli anni, dei negozi di Bologna e Ferrara. Da poco più di un anno è attivo anche un nostro shop online, attraverso il quale proponiamo numerose offerte con sconti e prodotti in outlet.

La nostra vocazione è sempre statae ancora lo sarà - quella di riscoprire, promuovere e commercializzare tutto ciò che oggi è possibile produrre a partire dalla Canapa: da 10 anni ormai, il nostro impegno è sempre stato rivolto alla soddisfazione dei nostri clienti, anche quelli più esigenti: per questo, la scelta dei prodotti che vendiamo, ha avuto come base due principi fondamentali per noi, l’etica e l’ecologia.

La nostra storia non ha avuto sempre un percorso facile, la situazione economica e la ‘chiusura’ legislativa verso la Canapa come risorsa blocca uno sviluppo industriale che potrebbe riportare il nostro Paese ad esserne uno dei principali produttori, come avveniva quasi 100 anni fa.
Nonostante questo, siamo riusciti con tanta passione e perseveranza a realizzare alcuni nostri sogni: con orgoglio abbiamo creato una nostra linea di cosmesi naturale a base di olio di canapa, con una vastissima gamma di prodotti che include prodotti naturali per il viso, il corpo, i capelli, una linea solare e una linea per la cura della delicatissima pelle dei nostri bambini. La nostra cosmesi viene prodotta in Italia, in un laboratorio specializzato dell’Emilia Romagna: non è testata sugli animali ed è certificata Bioagricert.
Pochi mesi fa abbiamo realizzato un altro progetto, su cui abbiamo lavorato per molti anni: la nostra personalissima linea di Alimenti naturali a base di olio e semi canapa biologica! Il nostro olio di canapa biologico è andato a ruba già nei primi mesi, e molto successo sta riscuotendo la nostra pasta di canapa sativa: questi alimenti sono ricchi di fibre, proteine, vitamine, minerali e soprattutto di Omega 3,6 e 9, acidi grassi polinsaturi che contribuiscono in modo indispensabile al fabbisogno nutrizionale giornaliero.


La grande novità del 2013 di Bottega della Canapa sarà la pasta per celiaci alla farina di canapa e riso, che non vediamo l’ora di presentarvi! Ma non sarà l’unico regalo che vi faremo: è prevista anche la produzione di semi interi e decorticati di canapa sativa, tisana alla canapa e tante altre sorprese!

Ampia è, inoltre, la gamma di prodotti derivati dalla produzione artigianale della nostra amata canapa che potete trovare nei nostri punti vendita e presso i rivenditori autorizzati:abbigliamento in filati biologici, intimo, borse, accessori per la casa, biogiardinaggio e molto altro ancora.
Bottega della Canapa ® ha investito fortemente nelle borse e negli accessori del marchio europeo Pure, leader del settore e  nell’abbigliamento etico e naturale Pacino, dei quali marchi siamo orgogliosamente rivenditori ufficiali in Italia.


Abbiamo deciso di festeggiare con voi i nostri primi 10 anni di attività. Come? Per ogni vostro acquisto online saremo lieti di offrirvi alcuni prodotti in omaggio e ogni settimana, fino a fine marzo, l’offerta varierà! Inizieremo da oggi fino a venerdi 8 marzo, regalandovi un assortimento di 3 saponi vegetali  “Bottega della Canapa®” per ogni vostro acquisto online!

SAPONI OMAGGIO - 10 ANNI
Allo stesso modo vi aspettiamo nei nostri punti vendita a Cesena, a Bologna e a Ferrara, sicuramente la vostra visita sarà premiata!
Ringraziamo tutti coloro che hanno creduto in noi, tutti gli amici e collaboratori che abbiamo incontrato nel nostro cammino, le nostre famiglie e chiunque ancora ci sostiene!
E lo ripetiamo ancora una volta: scegli la Canapa, fai una scelta etica ed ecologica!
Grazie a tutti,

Giacomo & Massimiliano

 

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Canapa: dati storici relativi all’ America del Nord

Nel 1619 venne emanata nella colinia di Jamestown, Virginia, la prima legge dell’ America del Nord sulla canapa, che “ordinava” a tutti gli agricoltori di coltivarla “a titolo di prova”. Ulteriori leggi che sancivano l’ obbligo di coltivazione della canapa furono approvate nel 1631 nel Massachussetts, nel 1632 nel Connecticut, e a metà del XVIII secolo anche nelle colonie di Chesapeake.
In Inghilterra fu addirittura concessa (per ordine della Corona) l’ ambitissima cittadinanza britannica agli stranieri disposti a coltivare la canapa. A quelli che si rifiutavano venivano spesso inflitte delle pene pecuniarie.
Tra il 1631 e gli inizi del XIX secolo la canapa ebbe validità come mezzo di pagamento legale in vaste zone dell’ America del Nord. Questo è uno dei motivi per cui gli agricoltori americani coltivarono così tanta canapa. Per oltre duecento anni nell’ America del Nord fu possibile pagare le imposte con la canapa.
In periodi di carestia, per esempio tra il 1763 e il 1767, si poteva addirittura essere condannati a una pena detentiva se non si coltivava la canapa. Anche George Washington e Thomas Jefferson coltivarono la canapa nelle loro piantagioni. Quando era ambasciatore in Francia, Jefferson non solo affrontò grandi difficoltà economiche, ma insieme ai suoi agenti segreti corse anche notevoli rischi per procurarsi dei semi di canapa di una qualità particolarmente buona che dalla Cina venivano contrabbandati in Turchia. I mandarini cinesi consideravano i semi di canapa del loro paese così preziosi che l’ esportazione veniva considerata un crimine capitale.
In un censimento compiuto negli USA nel 1850 furono contate 8327 piantagioni di canapa in aziende con estensione minima di 80 ettari dove la canapa veniva coltivata per la produzione di tessuto, tela, nonché del canapo utilizzato per legare le balle di cotone. La maggior parte di queste piantagioni si trovavano nel sud, perché là l’ industria della canapa poteva disporre (prima del 1865) di schiavi a buon mercato.



Benjamin Franklin fondò una delle prime fabbriche per la produzione di carta di canapa dell’ America del Nord. In questo modo le colonie non dipesero più dall’ Inghilterra per la carta e per i libri, permettendo così lo sviluppo di una stampa libera.

A causa della canapa furono intraprese guerre.
Il desiderio di impadronirsi della canapa russa fu il motivo principale  per cui nel 1812 l’ America dichiarò guerra alla Gran Bretagna. La canapa russa fu anche uno degli elementi decisivi per cui Napoleone (e gli stati del suo sistema di alleanze continentale) attaccò la Russia nel 1812.
Dopo che nel 1942 l’ invasione giapponese delle Filippine aveva interrotto il rifornimento di canapa di Manila (canapa d’ Abaca), il governatore degli Stati Uniti distribuì 400.000 libbre di semi canapa a tutti gli agricoltori, dal Wisconsin al Kentucky, che produssero poi, fino al 1946, circa 42.000 tonnellate di fibre di canapa all’ anno per uso bellico.

 

Fonte: “Canapa” di Jack Herer

 

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Breve storia della Canapa in Italia

Macerazione della canapaL’ introduzione della Canapa in Italia pare essere avvenuta a opera degli sciiti e degli illirici. Queste popolazioni arrivarono in Italia fra il X e l’ VIII sec. a.C. e nel V-IV sec. a.C. si registra una diffusione della coltivazione della Canapa in tutta Italia.
Fino agli anni Trenta, l’ Italia era seconda solo alla Russia nella produzione canapiera, mentre era prima come qualità e selezione delle specie vegetali e genetiche.
In Italia, alla fine del 800, era normale acquistare in farmacia l’ estratto di canapa indiana proveniente da Calcutta e i sigaretti di canapa indiana per curare l’ asma. Per alleviare le sofferenze di questi malati esistevano persino dei gabinetti d’ inalazione che venivano riempiti con il fumo della canapa bruciata.All’ inizio dell’ 800, fino all’ arrivo delle sigarette americane, nelle campagne in mancanza di tabacco si usava la canapa. Ma questo era segno di povertà.

In tempi recenti in Italia s’ instaurò una forte organizzazione tecnico-commerciale patrocinata dallo stato attraverso consorzi istituiti per la difesa della canapicoltura e lo sviluppo delle esportazioni ( negli anni Trenta e Quaranta il 75% del nostro prodotto veniva esportato).
La aree di produzione canapiera italiana più significative erano quelle dell’ Emilia Romagna (Cento, Bondeno, le province di Bologna e Modena, Finale), della Campania (la provincia di Napoli), del Piemonte (la provincia di Cuneo e Torino), del Veneto (Rovigo) e della Lombardia  ( zone affacciate sull’ Adda e sul Mincio).

“L’ estensione complessiva della coltivazione della canapa in Italia è attualmente da valutare attorno ai 90.000-100.000 ettari. Al primo posto è decisamente l’ Emilia, in particolare la provincia di Ferrara, dove circa il 12% di tutta la superficie è lavorato a canapa. Nelle vicine province di Bologna e Modena questa coltivazione raggiunge solamente il 4,5% e il 2% circa della superficie”.(Relazione sulla coltivazione e la lavorazione della canapa in Italia, pubblicata dall’ Ufficio per l’ Interno del Reich, Berlino 1913).

Foto: ® Fiorenzo Montalti

Fonte: “Canapa” di Jack Herer

“Mostra itinerante: Amarcord…ac fadiga la canva! (mi ricordo…che fatica la canapa!)”
www.fiereesagreinromagna.it

 

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I mille nomi della Canapa

Tessitura canapa in cinaChissà che storie nasconde un termine come “cnaib”. Significa “canapa” ed è irlandese gaelico (in alcune zone dell’Irlanda, come le isole Aran, e’ ancora la lingua usata comunemente). E “hampa”?. Così si chiama la canapa in svedese (o almeno così si scrive, come si pronunci proprio non sappiamo).

Il nome “canapa” (antico alto tedesco hanaf, inglese antico hamp, medio alto tedesco han(e)f, inglese hemp) solitamente si usa riferito alla cannabis sativa. Ma allo stesso tempo indica anche le lunghe fibre ottenute da questa pianta : la più antica e (fino a pochi anni fa) la più diffusa materia prima per la produzione dei materiali tessili. Poichè la pianta è sempre stata la principale fornitrice di fibre lunghe, “canapa” diventò il termine generale per tutte le fibre grezze.
Ancora oggi sono comuni le seguenti denominazioni merceologiche : Manila hemp (canapa di Manila, Abaca), Sisal hemp (canapa di Sisal, Sisal e Henequèn), Mauritius hemp (canapa di Mauritius , fibre di Furcraea), New Zealand hemp (lino della Nuova Zelanda, Formio), Sunn hemp o Bombayhanf (nacchera del Bengala, Crotalaria L.) e India hemp (iuta).
Tutte queste piante non hanno niente in comune con la vera canapa, nè come aspetto nè come possibilità di utilizzo economico. Stranamente il nome “canapa” non è mai stato usato per il lino, la fibre vegetale più simile tra quelle commercialmente sfruttate.

I nomi delle cose, in particolare delle cose viventi, nascondono sempre, o meglio a saperli leggere svelano, delle storie interessanti.

Abbiamo provato a documentarci un poco e siamo rimasti davvero stupiti di quanti cognomi, nomi di città o piccoli borghi, località e oggetti, derivino dalla canapa e dai suoi usi. E dietro ciascuno di questi nomi c’e’ di sicuro una storia da scoprire e raccontare.

C’e’ da perdersi. Ma le storie esistono per questo no? Come i sentieri di montagna…

Ma andiamo per ordine.

La canapa come è noto è coltivata dalla notte dei tempi, probabilmente la prima pianta in assoluto ad essere stata, per così dire, ammaestrata dall’uomo per soddisfare propri bisogni.

nomi della canapaNell’antica lingua dalla quale è derivato il cinese a ciascuna delle varie parti della pianta corrispondeva un particolare (bellissimo) ideogramma e un nome diverso. D’altra parte in Cina verso il 4.500 a.C. veniva usata per moltissimi usi, sia tessili che medici (l’uso della canapa per i dolori mestruali, ad esempio, pratica che si è tramandata fino quasi ai giorni d’oggi, persino la severissima regina Vittoria, quella che faceva coprire le gambe dei tavoli… presente?, la usava a questo scopo).

In italiano il nome deriva ovviamente dal latino “cannabis” che e’ anche il nome scientifico della specie (Cannabis sativa). Il nome latino viene dal greco kànnabis e questo con ogni probabilità dal sanscrito: “çanas” (che indica appunto la pianta). Nei testi sacri indiani è citata diverse volte.

 

Gli assiri la chiamavano “qunubu” o “qunapu” e in semitico si diceva “kanbos”. Insomma la radice è sempre la stessa senza dubbio.

Qualcuno sostiene, invece, che il nome viene dal greco “kanna” per la forma della pianta e dal suffisso “bis”, che si riferirebbe ai termini “bosm” (ebraico) e “busma” (aramaico) col significato di odoroso, dal buon profumo, aromatico.

Quindi: canna aromatica. Beh… non si può negare.

In provenzale e anche nella antica lingua d’oc che sono molto simili ( l’occitano è ancora oggi parlato anche in italia in alcune valli piemontesi e anche in un paese della Calabria: Guardia Piemontese, pensa che storia anche questa… ma non perdiamo il filo) si dice “canebe”. Il quartiere del porto di Marsiglia si chiama “la Canebière”… come mai? Ha a che fare con le funi che si usavano sulle navi che erano di canapa? O in quella zona semplicemente c’erano campi di canapa?

Comunque… in francese si dice “chanvre”, in portoghese “canhamo” e “cañamo” in spagnolo, in albanese “kanup”,  e ancora: in armeno “kaneph”, in russo “kanopljà”, in polacco conopi o penek, in fiammingo kemp, in olandese hennup, in  danese hampa, in bulgaro kenvir, in giapponese asa, in turco nasha, in siriano kanabira, in arabo kannab ecc…

Ci sono poi tutti i nomi più o meno gergali legati al suo uso ludico o religioso (da marijuana a ganja, l’erba divina del rastafarianesimo), ma questa è un’altra storia ancora.

E nei dialetti italiani?

Dite la vostra!

Bottega della Canapa staff
Dott. Giovanni Bazzocchi

 

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Olio di canapa biologico anche per i nostri amici animali!

L’ olio di canapa biologico, come supplemento o  ingrediente in alimenti per cani e gatti sta mostrando una grande efficacia!

I benefici dell’olio di canapa per la salute del nostro animale domestico sono:
* Rafforza il sistema immunitario
* Supporta un peso sano e regola il metabolismo
* Aumenta l’energia
* Migliora la condizione della pelle e del pelo

Può essere versato direttamente sul cibo del nostro cane o gatto: basta aggiungere poche gocce al cibo quotidiano  o 2/3 cucchiaini alla settimana.

L’ olio di canapa biologico è un nutrimento importante grazie alla sua composizione: acidi grassi polinsaturi [con  rapporto ideale di acidi grassi essenziali (EFA)1:3 di Omega-3 e Omega-6 ] e Vitamine E (antiossidante),  che lo rendono un’ottima aggiunta al programma del pasto del vostro animale domestico.

E’ importante notare che i cani e gatti sono prevalentemente carnivori, ecco perché l’olio di canapa e in generale i prodotti in canapa  ​​devono essere aggiunti come supplemento alla dieta, non come una sostituzione.

Si è sviluppato un notevole interesse negli ultimi anni circa l”introduzione di grassi polinsaturi in cibo per animali domestici. Il problema è che questi grassi sono intrinsecamente instabili e il cibo diventa rancido molto rapidamente.

Ciò è particolarmente evidente con l’olio di lino. Alcuni cibi hanno utilizzato pesce e qui il problema risiede nel potenziale tossicità dei metalli pesanti.

L’olio di canapa biologico potrebbe essere un’ottima aggiunta a cibo per animali in base a suoi alti livelli di antiossidanti fornendo in tal modo un conservante naturale e un equilibrato rapporto di  omega-6: omega-3.

Inoltre ci sono sempre più prove scientifiche che gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 e Omega 6 possono svolgere un ruolo importante negli animali con condizioni come la malattia pruriginosa della pelle, dermatite atopica, allergie, malattia degenerativa delle articolazioni, neoplasie, malattie tromboemboliche, complesso del granuloma eosinofilico, problemi di pelo.

Gli studi fino ad oggi sono stati fatti con l’olio di lino, olio di enotera e olio di pesce, con risultati alterni. In generale, gli studi che hanno utilizzano una combinazione di enotera e olio di pesce (Omega 3 e GLA) hanno mostrato i risultati più promettenti. Come sappiamo, Omega 3 e 6 lavorano in combinazione nel corpo e un eccesso di uno può portare ad un impoverimento dell’altro.

Questo problema può verificarsi con l’utilizzo esclusivo di pesce o olio di lino. L’assunzione a lungo termine  di omega-3 può portare ad una carenza di omega-6 e ridurre il potenziale anti-infiammatorio di acido linoleico e dei suoi metaboliti. Inoltre, alte dosi di Omega 3 può anche alterare la funzione piastrinica; analogamente, dosi eccessive di omega-6 può portare ad una impoverimento di omega-3 e dei suoi effetti benefici.

 

L’ olio di canapa biologico di Bottega della Canapa®  contribuisce in modo indispensabile al fabbisogno nutrizionale giornaliero: grazie all’ attenta spremitura a freddo e il riempimento ermetico in bottiglie scure, vengono conservati gli acidi grassi preziosi e il delicato e piacevole gusto naturale “nocciolato” dell’olio.

L’olio di canapa è particolarmente ricco di acidi grassi polinsaturi (circa il 90%), vitale per l’organismo umano. Da notare specialmente nell’olio di canapa sono presenti acidi grassi essenziali come l’acido linoleico (50-70%) e l’acido alfa linoleico (15-25%): raramente gli acidi grassi omega 3 e gli acidi alfa linoleici sono presenti in così grandi proporzioni.

 

 

 

 

 

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Fonti:

http://www.hemptons.co.za/Uses/Animal/HempForAnimals.htm

Bauer, J.E., ” The Potential for dietary polyunsaturated fatty acid supplements in domestic animals,” Aust. Vet. J.1994 71,342-345.

Bond, R., et al, ” A double-blind comparison of olive oil and a combination of evening primrose oil and fish oil in the management of canine atopy,” Vet Rec 1992 Dec 12;131(24):558-60.

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Campbell, K., et al, “Clinical use of fatty acid supplements in dogs,” Veterinary Dermatology 1993 4,167-173.
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