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Wei ji: della crisi e di come non farsi ingannare dalle apparenze

29 novembre 2011 Inserito da admin under Bottega della Canapa, Scienza & Ricerca
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Come curatori del blog Trame di Canapa, avevamo intenzione di chiedere a tutti i ragazzi coinvolti nel progetto Bottega della Canapa, cosa li ha spinti ha intraprendere la loro attività, quali motivazioni li ha ispirati, com’è andata all’inizio…Così ci siamo incontrati in un locale, tutti insieme. Ma la disciplina non è il nostro forte e ben presto i discorsi sono andati in tutt’altra direzione. Ne è venuta fuori una bella conversazione, che ha finito per incentrarsi sulla crisi economica e sugli attuali progetti. Quello che segue è un parziale resoconto di questa conversazione.

 

 “Non è possibile cambiare la propria vita facendo le stesse cose di sempre“

Giacomo e Massimiliano si sono ispirati a questa frase di Albert Einstein quando, nove anni fa, in un periodo di passaggio della loro vita – uno lavorava nelle assicurazioni, l’altro in un centro sociale – hanno deciso di lanciarsi nell’avventura Bottega della Canapa.Come dire: il futuro bisogna inventarselo!

Con il racconto di Giacomo entriamo nell’argomento degli inizi. Per tutti la decisione di far parte di questo progetto ha costituito una svolta, il provare a pensare diversamente alla propria vita, ma stando nel mondo reale e concreto… addirittura quello del commercio, e non tramite un’associazione o altro…misurandosi col Mercato. Siamo noi a fare la prima divagazione sull’oggi…

Ci sembra fosse una scelta difficile già alcuni anni fa, figurarsi oggi…

Giacomo & Massimiliano - Bottega della Canapa

“Allora abbiamo fatto scelte ben precise – ci dicono – a cominciare dalla protagonista principale, la canapa, una risorsa meravigliosa e molto “moderna”, ma ignorata ed osteggiata per motivi puramente speculativi (insomma una risorsa fin troppo facile da produrre ed utilizzare…viene da  dire troppo “democratica”…). Riproporre la canapa significa già attuare una rottura rispetto al “mainstream” dell’abbigliamento e accessori, che sempre di più va nella direzione delle fibre sintetiche o anche naturali, ma ad altissimo impatto ambientale e sociale come il cotone non biologico. Ma abbiamo fatto anche altre scelte: no allo sfruttamento dei lavoratori, coltivazioni biologiche, assenza di sostanze dannose per la pelle e l’organismo. Ci sembrava normale. Ma ci siamo accorti subito che sarebbe stato difficilissimo trovare le cose che cercavamo (e qui partono i racconti… purtroppo troppo lunghi per essere riportati qui, ma ne scriveremo di sicuro in altre occasioni, perché ne vale la pena, ndr). Alla fine insomma li abbiamo trovati. È bastato questo perché qualcuno ci bollasse come estremisti e altri ci guardassero con sospetto”. 

Sì, ma ora siamo al momento della verità. C’è la crisi: ci si può permettere ancora queste scelte?

“Non sappiamo come usciremo da questa crisi – dice Barbara della Bottega di Bologna – come tutti siamo preoccupati. Sappiamo, però, che quello che davvero non ci si può più permettere è l’indifferenza, la scarsa attenzione a ciò che mangiamo, a cosa mettiamo addosso. Da dove vengono gli oggetti che usiamo quotidianamente, come sono costruiti, da chi, in che condizioni? Fino a pochissimo tempo fa si poteva pensare, chiudendo un po’ tutti e due gli occhi e anche il naso, che fossero faccende che non ci riguardano, ma adesso i nodi sembrano venire al pettine. Il giochino della società basata sul consumo e sul profitto fine a se stesso (e non sul lavoro!) è stato messo a nudo: il lavoro non è più per tutti, è deprivato di valore sociale ed è sottopagato…però finché è durata l’illusione eravamo “tutti contenti” perché potevamo comunque uscire dal supermercato con i carrelli pieni (di cibo spazzatura), potevamo permetterci brevi vacanze low cost in destinazioni esotiche tutte uguali, e comprare una quantità di prodotti sottocosto… adesso forse cominciamo a vederlo: quando si “abbattono i prezzi” si abbattono sempre sulla testa di qualcuno! Il costo abbattuto è quello della dignità e del diritto dei lavoratori (cioè nostri)”.

Ma i prezzi…voi parlate di “giusto prezzo” ma il prezzo deve comunque essere accessibile…

 “Certo” è Giacomo a rispondere “il prezzo è come il sigillo del patto di fiducia con il cliente…è un tema al quale siamo molto attenti. Abbiamo sempre fatto in modo di tenere i prezzi più bassi che ci permettesse la sostenibilità del progetto…Abbiamo prodotti di elevata qualità…avremmo potuto rivolgerci ad una fascia di mercato alta, diciamo esclusiva”, “potevamo fare la boutique invece della bottega – ride Max – a noi, fin dall’inizio, interessava diffondere la conoscenza della canapa, ci interessava e ci interessa rivolgerci a tutti…”

…il vostro è fin dall’inizio un progetto anche “culturale”?

Barbara - Bottega della Canapa

Barbara: “Certo! È un fatto culturale anche cercare di immettere nel Mercato, che funziona come sappiamo, delle regole nuove, dei criteri di eticità! Non siamo certo i primi o gli unici a farlo…e ci siamo lanciati in questo progetto consapevoli che esiste già oggi una minoranza di persone attenta al nostro messaggio…e in questo abbiamo avuto ragione e oggi come dicevamo, questo tipo di sensibilità aumenta…il re è nudo!”

Quindi, secondo voi, il clima culturale portato dai tempi di crisi che stiamo attraversando può influenzare positivamente l’orientamento ai consumi, nel senso di una maggiore consapevolezza, attenzione all’eticità delle produzioni, all’ecologia ecc…?

“Sì, è certamente così, lo vediamo ogni giorno…certo i modelli culturali non cambiano da un giorno all’altro, ma oggi c’è una forte spinta al cambiamento…c’è la percezione diffusa che così non si può più andare avanti e anche che il cambiamento difficilmente arriverà dall’alto…siamo tutti chiamati a metter in campo tutta la nostra intelligenza, professionalità e …fantasia per cambiare le cose nel nostro quotidiano…E poi, scusa, basta fare “i conti della serva” per mettere in discussione scelte che fino a ieri sembravano scontate..”

Puoi fare qualche esempio?

“Eccone uno: gli statunitensi hanno (o forse avevano!) l’abitudine di lasciare la luce accesa in casa quando uscivano: non ci facevano caso. La pagavano quindi avevano diritto a farne ciò che volevano, e semplicemente non ci badavano. Per noi è assolutamente insensato, no? Ma non facciamo così anche noi per moltissime cose? Posso permetterlo e quindi lo faccio!

Un altro esempio: mangeresti tutti i giorni con piatti e bicchieri di plastica usa e getta, sarebbe più comodo? Non ha senso! E non solo da un punto di vista ecologico, ma anche economico. Eppure è proprio ciò che facciamo quotidianamente con un sacco di nostre cose. Esistono i pannolini lavabili, ma quasi tutti usano quelli usa e getta. Non è neppure una scelta: è normale così, “è da pazzi mettersi a lavare i pannolini!!”  dunque i piatti sì ma i pannolini no! E tieni conto che c’è di mezzo la salute del tuo bimbo! È un fatto culturale…è una mentalità che sta cambiando anche perché c’è chi come noi, propone delle alternative: allora puoi cominciare a chiederti: “quanto mi costano 5000 pannolini usa e getta?” “Qual è il costo per l’ambiente?” ”Sono, davvero, così tanto più comodi?…in fondo c’è la lavatrice!”

Ecco: secondo noi è arrivato il momento delle scelte! Di non dare per scontato che siccome costa poco, posso permettermelo, perché non sempre è così! I pannolini inquinano moltissimo durante tutte le fasi della loro vita (dalla produzione allo smaltimento), sono praticamente ineliminabili perché non bruciano e nelle discariche ci mettono 500 anni a degradarsi, secondo molti pediatri sono la causa di molti disturbi della pelle del bambino, e alla fine se si fa anche un conto puramente di prezzo ci costano di più … a ben guardare è del tutto insensato usarli, ma lo facciamo. E forse per il solo fatto di potercelo permettere!”

Ho capito… sei molto presa dal nuovo progetto sui pannolini lavabili e la cosmesi naturale per i bimbi!

“È vero! Ma si possono fare molti altri esempi…” – prende la parola Massimiliano: - “il discorso vale per moltissime cose. Prendi le t-shirt, per esempio. Quante t-shirt hai nei tuoi cassetti? Quante ne usi realmente? Quanto ti durano prima di doverle buttare (e non nel compost!)?

‘Beh l’ho pagata 5 euro’ è la risposta che di solito viene data a queste domande.   Bene, le nostre costano 25-30 euro, ma durano molto di più e sono infinitamente più sane (soprattutto per chi soffre di allergie da colorazioni e da metalli pesanti) e confortevoli: sei sicuro di aver fatto bene i tuoi conti? Sei sicuro di spendere meno con 20-30 t-shirt di pessima qualità (e sporche di mille nefandezze) nel cassetto? E lo stesso vale per le camicie, le borse, la cosmesi. E bada che stiamo facendo solo i “conti della serva”: il nostro portafoglio e la nostra salute. E la sostenibilità generale, lo sfruttamento dei lavoratori, le morti per insetticidi nei campi di cotone del sud est asiatico piuttosto che dell’africa, le fabbriche lager, ecc.? Possiamo ancora permetterci tutto questo?”

“Ecco, sulla crisi pensiamo questo – aggiunge Barbara – è il momento delle scelte, non possiamo più permetterci l’indifferenza, far finta di non vedere: lo spreco come lo sfruttamento, i pericoli per la salute come gli aspetti economici (dell’economia reale e non della pura apparenza finanziaria e pubblicitaria). Non funziona più. E proprio dal punto di vista economico!”

Sì, ma qui si parla di titoli spazzatura, spread, Btp… ci sono preoccupazioni ad altri livelli!

“Appunto… non ci capiamo nulla! Come al solito. Che significa tutto questo? Che cosa ha a che fare con la nostra vita? Dobbiamo abbassare il debito? Vuoi sapere come la pensiamo? Siamo per una vera patrimoniale, per una Europa più unita anche a livello politico e sociale e siamo sicuri che finirà così, speriamo non quando sarà troppo tardi!”

Continuerete sulla vostra strada, quindi…

“Niente affatto – si accende Giacomo – non possiamo. Vedi… wei-jì è l’ideogramma cinese che significa “crisi” ed è composto da due distinti ideogrammi, il primo (wei) significa pericolo,  il secondo (jì) significa qualcosa come “punto di svolta”…qualcuno dice opportunità, ma non è esattamente così… noi preferiamo punto di svolta, perché una crisi non è mai opportuna. Noi abbiamo fatto le nostre scelte già da anni, sono state anche un punto di svolta per le nostre vite, come dicevamo, e certamente le confermiamo. Ma sentiamo, come diceva Barbara, che è di nuovo tempo di scelte… per tutti e quindi anche per noi. Per questo non staremo certo fermi nei nostri negozi ad aspettare che la crisi passi, perché non passerà, se noi tutti non cominciamo a muoverci, ma rilanceremo ancora.”

Ad esempio?

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“Abbiamo molte idee e un po’ alla volta le metteremo tutte in pratica… magari in maniera un po’ incasinata…  - la considerazione di Giacomo induce risate di consapevolezza e complicità -, sai, la voglia di fare tutto e il tempo che manca…Abbiamo appena presentato delle scarpe italiane, completamente vegetali, lavorate artigianalmente da nostri amici nelle Marche (qui per maggiori informazioni, vedi articolo, ndr), hanno un prezzo del tutto simile a quello di modelli noti ma davvero poco raccomandabili…” - Continua Barbara - “Tutte le iniziative che stiamo portando avanti adesso, sempre a partire dalle nostre scelte storiche, sono orientate su progetti locali e ad alto valore sociale… i pannolini ad esempio li fa una cooperativa sociale, Eta Beta di Bologna, che in questo modo reinserisce nel mondo del lavoro persone disagiate, è un progetto molto bello perché… (ne parleremo a fondo nei prossimi giorni ndr)”.

 

 

Abbiamo scritto anche della vostra adesione al progetto di Emergency per i loro negozi di Natale…

“Esatto… e i giardini verticali, l’orticoltura e l’ecologia urbana, secondo noi una vera a propria rivoluzione culturale”

Già, i prodotti di Eugea…

“Sì, una collaborazione storica ormai, ci sono parecchie novità molto belle, le abbiamo ricevute proprio oggi!”

Dovete mostrarcele.

“Certo! E adesso c’è anche questa nuova realtà: Horticity, non ve ne abbiamo parlato? Si occupano di orti idroponici, li costruiscono nei paesi in via di sviluppo in progetti di cooperazione, perché sono metodi semplici ed economici per produrre ortaggi di ottima qualità, ma adesso ne producono di semplicissimi per i nostri terrazzi… e a Natale ci sarà una primizia: piccoli orti in bottiglia da appendere”.

Ci parlano ancora di progetti culturali con associazioni, con l’Università di Bologna, dello sforzo con alcune altre realtà per riaprire finalmente l’intera filiera della canapa in Italia…. ma intanto si è fatto tardi e le bottiglie vuote sul tavolo cominciano ad essere più di due… ovviamente ne parleremo ancora!

 

BDC Staff

Giovanni Bazzocchi & Vito Lomartire

 

Sito ufficiale: www.bottegadellacanapa.it
Blog: 
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